di Domenico Corcione
In questo periodo di crisi economica, la scoperta di falsi invalidi, ovvero di persone che si dicono portatori di un’invalidità permanente o debilitante, grazie alla complicità di medici compiacenti, e che sottraggono pensioni e assegni non dovuti all’Inps, ci riempie di giusta indignazione. Ognuno di noi fa sacrifici immani per mantenere un certo livello di vita, e ogni volta che simili episodi finiscono sui giornali o vengono raccontati dai media, accanto alla rabbia esprimiamo anche il sollievo per il fatto che questi individui sono finiti in carcere.
Talvolta, succede però che nella maglie del sistema di controllo fiscale, ci finiscano anche persone che purtroppo hanno per davvero un’invalidità, e che quindi si vedono oggetto di controlli senza senso, o persino protagonisti di fermo.
Ciò è accaduto il mese scorso, nell’ambito dell’inchiesta sui “falsi invalidi”, allorquando i Carabinieri di Pozzuoli e la Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito cinque ordinanze agli arresti domiciliari. Cinque falsi non vedenti, dunque, sono stati arrestati. Grande bella notizia, questa, senza alcun dubbio. Peccato però che quelli che sono stati considerati falsi ciechi, ciechi lo sono per davvero. «Si tratta di autentici ipovedenti gravi e non vedenti che stanno vivendo giorni infernali», ci dichiara Giuseppe Fornaro, consigliere della sezione Provinciale di Napoli e rappresentante delegato della U.I.C.I. per alcuni comuni vesuviani.
«Per tutti questi “falsi non vedenti” sono scattati gli arresti domiciliari, di conseguenza sono stati bloccati tutti i loro conti correnti e sospesi dal lavoro. Sono tuttora in corso i dovuti accertamenti e c’è un signore che lavora all’Inps che risulta molto provato per quanto gli è accaduto. A questo punto rimane, perché oltre al danno si aggiunge anche la beffa. Nessuno, però, viene a chiederti scusa quando l’incubo finisce e a volte l’enfasi con cui viene data notizia della scoperta di falsi invalidi crea disagio a chi realmente è affetto da disabilità. Bisogna condannare chi truffa lo Stato perché questo sfavorisce gli stessi ciechi ed ipovedenti autentici, ma le truffe si contrastano con la serietà intellettuale. Siamo offesi, perché se qualcuno nota che ci muoviamo con abbastanza disinvoltura in un ambiente che conosciamo, passiamo per falsi invalidi. Il problema della vista c’è, ma non deve passare il messaggio che se sei capace di integrarti nella società allora sei un parassita».
L’assurdità della vicenda è stata raccontata anche da uno dei protagonisti, suo malgrado: il signor Giuseppe De Matteis, dipendente presso l’Inps di Soccavo e disabile della vista, è stato otto giorni agli arresti domiciliari con l’accusa di falso disabile. Racconta De Matteis: «Martedì 21 maggio, sono arrivati i Carabinieri a casa di primissimo mattino: hanno letto il verbale d’accusa, mi hanno prelevato, portato a Napoli, mi hanno fatto le foto, hanno preso le mie impronte digitali e ho trascorso otto giorni agli arresti domiciliari. Il tutto, sotto gli occhi increduli e spaventati di mia moglie e dei miei figli. Nel verbale sono stato menzionato come non vedente che cammina, che è riuscito a salire tre scalini da solo, che ha marcato l’uscita da lavoro con il badge e che ha centrato la tazzina nel piattino. Quando sono andato a deporre, il giudice si è reso conto che è stata commessa una gaffe e sono stato rilasciato. Al di là dell’accusa personale, la cosa che più mi ha fatto male in assoluto è che è stata lesa la mia dignità di persona».
In merito a questi eventi, abbiamo anche ascoltato Domenico Vitucci, uno dei responsabili della rappresentanza di Afragola dell’U.I.C.
« La vicenda dei cinque veri invalidi arrestati perché ritenuti falsi ha sollevato un problema che riscontriamo spesso fra la popolazione, ma che non ci saremmo mai aspettati di osservare anche nelle autorità» afferma Vitucci. « Chi è portatore di un’invalidità parziale o totale è certamente una persona con difficoltà particolari ma di certo non è un vegetale che non fa nulla, non è impossibilitato a fare nulla, come comunemente, ed erroneamente si crede. Le abitudini, gli ausili, i corsi che lo stesso Stato in alcuni casi sovvenziona, permettono a molti lo svolgimento di una vita normale. Molti, per mancanza di sensibilizzazione, hanno ancora il pregiudizio di un non vedente che passa le giornate a casa, a sentire musica, o che per passeggiare anche nel proprio giardino deve per forza avere bastone, o un cane di accompagnamento. E’ ovvio che, stanti così le cose, anche dei poveretti che sono non vedenti per davvero, finiscano nelle tenaglie del sistema» conclude Vitucci.
Già. Le tenaglie del sistema: un ingranaggio che non ammette deroghe, non consente differenza, che per chi l’ha realizzato non sbaglia mai. Ma se gli impiegati, o gli ufficiali, talvolta alzassero gli occhi dalle cartelle di notifica e guardassero davvero chi hanno davanti, forse risparmierebbero qualche figuraccia.


