Sant’Antonio e Afragola: fine di un idillio?


Domenico Corcione

di Domenico Corcione

Questo 2013 sarà ricordato, a mio parere, non solo per rivolgimenti internazionali, ma anche per novità riguardanti la nostra città. Non mi riferisco solo alle elezioni cittadine, ma a qualcosa di più serio (mi scusino i laicisti): la peregrinatio del Santo.

Sant’Antonio ha un culto secolare nella nsotra città, fin da quando nel 1633 fu creato il convento dei frati, ora Basilica minore. Da allora, lentamente, attraversando tutte le diverse spoliazioni che i frati hanno subito in questi 400 anni, il culto e la conseguente processione settimanale del simulacro del santo delle 13 Grazie è diventata talmente caratteristica della nostra città, da aver avuto un richiamo nazionale, fino a guadagnare ad Afragola il titolo di “Padova del Sud”. Già Giuseppe Castaldi, nel 1830, scriveva che v’era una grande folla che accorreva dai casali vicini, e da Napoli stessa, in occasione della peregrinatio per le vie di Afragola (che a quel tempo duravano non 7 ma 4 giorni). Segno di una notorietà di antica data.

In questo 2013, l’incanto sembra essersi rotto. Credo che sia meglio affrontare la realtà, e riconoscere che la processione di quest’anno sia stata una delle meno riuscite, sia per affluenza di popolo, sia per “calore”.

Nessun attacco laicista, ma una semplice constatazione. Sarà stato il clima meteorologico, infuocato proprio nella settimana della processione; sarà stato il clima  elettorale, non meno caloroso del primo; sta di fatto, che gli afragolesi si sono dimostrati distratti, freddi, poco coinvolti quest’anno. Molti hanno supposto che sia stato a causa della mancanza di fuochi artificiali, che hanno tolto l’ “effetto” alla migrazione della statua del Santo per i vari quartieri; ma mi sembra una supposizione affrettata, considerando che anche negli anni scorsi i botti non c’erano stati, ma la folla sì. Il “clima” di festa, il “calore” non ci sono stati: Sant’Antonio si è ritrovato per strade semivuote, seguito da poca gente e applaudito svogliatamente. Ovvio, non dappertutto; ma l’affetto, le urla, i fiori dei quartieri storici e delle Salicelle hanno avuto l’effetto paradossale di far risaltare ancor di più l’assenza di tutto questo in quelli moderni, come Rione Gelsomino, Case Nuove in vialetto Amendola ecc.

Che sia dunque la fine dell’idillio fra Afragola e Sant’Antonio? Idillio tale da aver fatto dimenticare, cosa curiosa, che il Santo patrono della città è San Gennaro e non il santo padovano?

Personalmente, credo di no, e azzarderi qualche consiglio: non me ne vogliano gli organizzatori, che sono bravissimi, ma da afragolese, qauindi da “spettatore”, do il mio consiglio per il futuro. Non volendo abbracciare i toni pessimistici sentiti in giro, né quelli entusiastici del sito “La Voce del Santo”, penso che si può affermare che qualcosa nella peregrinatio vada cambiata. Inutile rivangare la solita vecchia storia dell’ “esce o non esce?”, fatta circolare apposta per attirare l’attenzione sulla festività del 13 giugno. La statua del santo circoli, com’è ovvio, ma diminuisca il tragitto, si limiti alle chiese principali, concentri gli eventi in pochi giorni. E elimini quei balletti che, se sono divertenti al momento, nulla hanno di sacro e allontanano ancora di più la gente. Tutto si può dire degli afragolesi, meno che non abbiano senso del sacro; e se si è in crisi di fede, questa non la si richiama col rap.

Se si ritiene che la disaffezione di quest’anno sia stata casuale, dipesa da altri fattori che non il sentimento religioso, pazienza; ma se tale sceneggiatura continuerà a presentarsi negli anni successivi, penso che i registi potranno avvalersi di tali suggerimenti per piccoli ritocchi al loro film.

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Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it