Diario immaginario delle Feste di fine anno, fra tradizioni intramontabili e portafogli semivuoti allora quale occasione migliore per riscoprire l’autentico valore cristiano del Natale.
La narrazione del Natale degli ultimi anni si è ormai stabilmente arricchita di tutti gli elementi classici della crisi economica: minori consumi, scelte oculate per ‘unire l’utile al dilettevole’, commercianti delusi dal flusso di acquirenti. Anche il 2014 non sembra fare eccezione, almeno a giudicare dal florilegio di rapporti che raccontano come il periodo delle feste abbia perso di valore, e non nel senso dell’afflato religioso o mistico, ma in termini prettamente economici, per il Codacons i consumi fermi emersi dalle stime Istat sul terzo trimestre sono un “pessimo auspicio” per la stagione dello shopping destinato al regalo. Non va meglio a guardare Confcommercio, che stima come per il 72,7% degli italiani sarà un Natale “molto dimesso”.
Come ogni anno, da oltre un mese si parla già di programmi natalizi, di regali, di prenotazioni alberghiere, di alberi da allestire, di quanto si spenderà in doni e pranzi. Non c’e telegiornale che non parli di questo con interviste a compratori e commercianti; con indicazioni, più o meno esatte, su cosa s’indirizzano gli acquisti; con dettagli sul diverso costo dei “pini”, naturali o artificiali, e di come decorarli. Come se la ricorrenza della Natività di Nostro Signore sia solo un evento consumistico, non una festa sacra da commemorare e da vivere per la sua valenza salvifica.
A peggiorare le cose, negli ultimi anni, diversi insegnanti e dirigenti scolastici, per “rispetto” dei Musulmani e/o per un errato senso di laicità dello Stato, hanno abolito il presepe, sostituendolo a volte (non sempre!) con una colomba, simbolo di “pace”. Non capiscono che, sottolineando l’importanza culturale della nostra religione, si aiutano tutti gli studenti, Italiani compresi, a comprendere gli avvenimenti storici; a capire che “Stato laico” non vuole dire ignorare o azzerare la nostra civiltà, bensì democraticamente rispettare le opinioni e la fede di tutti; che, spiegando agli immigrati il significato spirituale della presepe, si facilita il loro inserimento nella nostra società, in quanto integrazione significa anche conoscere e rispettare il credo religioso del popolo che li ospita.
Evidentemente ignorano, queste persone, che – come ha rilevato Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vice presiedente della COREIS (Comunità Religiosa Islamica Italiana) – anche per i Musulmani, “la nascita di Gesù rappresenta l’evento straordinario di un Uomo che nasce dalla Vergine Maria, esempio di pietà e devozione”.
Né mancano, in Italia e all’estero, giornalisti e intellettuali che, in nome di un falso concetto di “buonismo”, interpretano il multiculturalismo come appiattimento al “relativismo culturale”. Cosi veniamo a sapere che in Svezia circola la richiesta di togliere la Croce dalla bandiera nazionale; che in America qualcuno suggerisce di sostituire la sigla “d.C.” (= dopo Cristo) con la piu laica “e.c.” (= era comune). Un’abolizione di simboli e valori cristiani che dimostra non solo il rifiuto delle proprie origini culturali e religiose, ma addirittura una sottomissione totale a quelle altrui, islamiche in particolare.
E’ insano sottostare passivamente all’attuale mentalità corrente, invece di seguire l’esempio dei Re Magi, che arrivarono a Betlemme per vedere il Bambino, per prostrarsi ed adorarne il mistero, per ricambiare con l’oro, l’incenso e la mirra, il dono della “salvezza” che il Re dei Cieli, fattosi povero ed umile per noi, veniva a portare agli uomini. Regali che erano un “grazie” dettato dal cuore. Anche noi dovremmo esprimerlo con convinzione e gratitudine e vivere la tradizione natalizia nel suo significato salvifico, che si svilisce se non suggerisce sentimenti di fratellanza nei confronti di tutti, soprattutto dei più poveri, o se non porta a rivalutare la sacralità della famiglia.
Santifichiamolo, il Natale; facciamolo, il Presepe! Ma, soprattutto, insegniamo ai bambini ad essere generosi, a dare, non solo a ricevere. E spieghiamo ai giovani l’importanza di questa festa cristiana che commemora la nascita di Chi e venuto a redimerci dal peccato.
Ricordiamo loro che il Natale e ricorrenza sacra che non va profanata con il consumismo, oltremodo offensivo ed irrispettoso dei milioni di bambini che muoiono ancora di fame; né con quel relativismo, tipico dei nostri giorni, che consente di soddisfare ogni desiderio, anche se futile e dispendioso.
Non degradiamo la Natività come scusa per fare vacanza o per una scorpacciata, magari buttando poi in spazzatura il 40% del cibo (avviene negli Stati Uniti, secondo un sondaggio di PloS ONE, ma non va meglio in Italia dove l’Associazione Nazionale Dietisti ha rivelato che ogni anno finiscono in discarica 6 milioni di tonnellate di cibi ancora buoni). Non scivoliamo nel disinteresse per gli altri, per chi soffre, per chi non ha di che sfamare i propri cari, per chi e solo o lontano.
Atteggiamenti, questi, frutto delle suggestioni del mondo moderno globalizzato e delle mode effimere, che hanno banalizzato tale ricorrenza, spogliandola del suo valore autentico ed originale, trasformandola in occasione di svago e di stupidi regali facendola cosi diventare “festa” commerciale, mentre dovrebbe rappresentare il momento favorevole per trasmettere la vera fede in Cristo, figlio dell’unico Dio,che si ultimo e piccino per tutti noi, ai figli, agli agnostici, ai miscredenti. La tradizione del Presepio, iniziata e voluta dal poverello di Assisi , S.Francesco, ed il rito delle strenne, sulla scia dei doni portati al Bambino dai Re Magi, aiutino a far comprendere il significato del dono impareggiabile fattoci da Dio; ad apprezzare il valore e la sacralità della famiglia, l’importanza dell’amicizia, la disponibilità nei confronti degli altri.
E’ compito di tutti noi riscoprire il valore autentico del Natale; festeggiarlo nel modo giusto, vivendolo come giorno sacro nel quale i buoni sentimenti devono prevalere. Dobbiamo sentire che è un momento di grande testimonianza evangelica, condivisione, di scambi, di gioia, di manifestazione di affetto, e risvegliare in noi la fede e tutto ciò che e nobile e buono.
di Gennaro Napoletano



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