IL Francescanesimo in un economia eco e solidale; Papa Francesco:” San Pietro non aveva un conto in banca”.

di Gennaro Napoletano

Il mondo globalizzato sta soffrendo una grave crisi economico-finanziaria che ha condotto sull’orlo della bancarotta diversi paesi occidentali, tra cui l’Italia. Molti analisti concordano nell’affermare che la crisi attuale non è una delle solite crisi cicliche, congiunturali, frequenti nel sistema capitalistico; piuttosto, si tratta di una vera e propria crisi strutturale. Essa, infatti, sembra aver messo in discussione tutto il sistema economico e i fondamenti antropologici su cui quest’ultimo era stato costruito.

Il contributo dell’esempio del Poverello d’assisi ci porta ad una  riflessione sostanziale e il  ruolo decisivo nella nascita di una moderna economia di mercato. Risulta davvero paradossale, ci ricorda il professore  fra Martin Carbajo  Nunez  vice Rettore della PUA, che un contributo così fondamentale all’umanizzazione della nuova economia sia stato dato proprio da coloro che avevano scelto di abbracciare la povertà più radicale. I frati arrivarono perfino a fondare delle istituzioni finanziarie: i Monti di Pietà. Quelle risposte di ieri possono orientare la ricerca di soluzioni da dare ai problemi del nostro tempo.

Nel bel mezzo della crisi finanziaria più aggressiva degli ultimi 80 anni, Papa emerito Benedetto XVI richiamò ai valori dell’etica nella finanza, facendo particolare riferimento ai Monti di Pietà. Proprio i Francescani nel XV sec. fondano il primo Monte di Pietà con lo scopo di aiutare i più bisognosi, nell’ottica della carità e della fratellanza. Grazie a San Bernardino da Siena, francescano, che scrive la sua opera economica “Sui contratti e l’usura”, vengono poste, sotto il segno dell’etica, le basi per la moderna economia. Condanna aspramente l’usura, affronta i temi della giustificazione della proprietà privata, dell’etica, del commercio e della determinazione del valore e del prezzo. Nel 1460 da Monteripido a Perugia, sede dello “Studium” generale di teologia di Bernardino da Siena, comincia così con un altro francescano, Barnaba Manassei, quella che poi diventerà il primo prototipo della moderna Banca. Manassei convinse gli amministratori della città a dar vita a un banco di prestito su pegno, che usasse il tasso di interesse unicamente per conservare il monte del denaro necessario a mantenere il flusso dei prestiti, secondo la teologia di San Bernardino da Siena e applicando la regola del fondo di rotazione.

Senza scopo di lucro queste “Banche” ante litteram sono diventate, cinquecento anni dopo, un esempio per la più attuale Banca etica. Nell’ambito del Micro credito, uno strumento di sviluppo economico che permette l’accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di povertà ed emarginazione, la Banca etica si colloca con in propri valori nel panorama scellerato dell’economia globale. La finanza sfrenata, senza regole, aggressivamente speculativa, porta senza dubbio ad un rapido sviluppo economico, ma anche a ciclici periodi di crisi. La fratellanza, l’etica, il francescanesimo possono essere il trampolino per un ripensamento globale dell’economia che vada in una direzione più “umana”, con ritmi di crescita più controllati che pensi anche agli “ultimi” oltre che ai “primi”?

“San Pietro non aveva un conto in banca, e quando ha dovuto pagare le tasse il Signore lo ha mandato al mare a pescare un pesce e trovare la moneta dentro al pesce, per pagare”.

Così Papa Francesco nell’omelia della messa mattutina alla Domus Santa Marta, dedicata, ancora una volta, alla “povertà e alla “gratuità” con cui deve agire la Chiesa. La povertà è ormai un carattere distintivo del suo pontificato.

Del resto questa sua “teologia della povertà” viene da lontano, da una consapevolezza appassionata, dalla crisi che aveva divorato il suo Paese. In un’intervista a Gianni Valente, l’allora arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio aveva elencato i mali morali che hanno portato alla bancarotta dell’Argentina, la cui fase parossistica si verificò soprattutto tra il 1999 e finì per attenuarsi dopo il 2002 con il ritorno alla crescita del Pil.

Bergoglio aveva evocato l’immagine dei tanti genitori delle Villas Miseria che di notte attendevano che i figli dormissero per piangere sulle proprie sciagure. Questi episodi così drammatici e struggenti avvennero nei giorni del dissesto dei conti pubblici e dell’implosione dei “tango bond”.

“Il Vangelo va annunciato con semplicità e gratuità”, ha sottolineato Francesco ribadendo che, nella Chiesa, la testimonianza della povertà ci salva dal diventare dei meri organizzatori di opere (è il senso delle “opere di religione” che vedono sacerdoti e religiosi al centro della loro attività, come le cliniche, gli ospedali, gli istituti scolastici, le case famiglia, le università, le imprese sociali, le cooperative, le missioni e via dicendo).

ha avvertito che quando vogliamo fare una “Chiesa ricca”, la Chiesa “invecchia, non ha vita”.  Non a caso la sua prima enciclica dovrebbe trattare proprio queste tematiche, in continuità con la Caritas in Veritate di Benedetto XVI. Il pensiero del nuovo pontefice si muove su una duplice direzione.

Se da una parte desidera una Chiesa “povera”, per dare l’esempio, dall’altro non cessa di gridare allo scandalo contro una povertà che rende schiavi miliardi di persone: “Non si possono capire i bambini affamati, senza educazione e i tanti poveri, la povertà oggi è un grido”.

Il tema centrale del suo messaggio è la redistribuzione delle risorse, in linea con il Discorso sulla Montagna (“Beati i poveri”). Per far questo, dice, “dobbiamo tutti diventare un po’ più poveri per assomigliare a Gesù che era il maestro povero”.

La Chiesa deve ritrovare un’austerità e una sobrietà trasparente e visibile, come fu quella di Gesù e dei dodici apostoli. La Chiesa non può essere assimilata a una gigantesca onlus. E non può nemmeno ricavare profitti come un imprenditore qualsiasi, bensì reinvestire i suoi utili per il prossimo nello spirito della parabola dei talenti. Ma alcuni suoi strumenti finanziari, ha fatto intendere, devono essere adoperati con lo spirito di una onlus, come una banca etica necessaria ad alimentare la linfa finanziaria della comunità cristiana.

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Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it