Cultura- La maschera di Pulcinella… simbolo di una regione

Il carnevale ha sempre rivestito un ruolo fondamentale per i Napoletani… che si identifica soprattutto nella mschera di pulcinella.
Pulcinella,  esprime l’anima popolare di Napoli.Pulcinella incarna la plebe napoletana, l’uomo più semplice, quello che nella scala sociale occupa l’ultimo posto l’uomo che pur conscio dei propri problemi riesce sempre a venirne fuori con un sorriso.
Egli è chiamato a rappresentare l’anima del popolo e i suoi istinti primitivi, appare quasi sempre in contraddizione, tanto da non avere dei tratti fissi: è ricco o povero, si adatta a fare tutti i mestieri oltre al servo fedele eccolo fornaio, oste, contadino, ladro e venditore di intrugli miracolosi, è prepotente o codardo, e talvolta presenta l’uno e l’altro tratto contemporaneamente prendendosi gioco dei potenti.
La qualità che contraddistingue meglio Pulcinella è la sua furbizia, ed è proprio con la sua proverbiale furbizia che egli riesce a trovare la capacità di risolvere i problemi più disparati che gli si parano davanti sempre però in favore dei più deboli a discapito dei potenti.
Altra sua famosa  caratteristica è quella di non riuscire mai a stare zitto e da ciò nasce l’espressione “segreto di pulcinella” cioè qualcosa che tutti sanno.
Pulcinella rappresenta un personaggio che ha acquisito su di sé tutti i simboli e i significati del mondo popolare e contadino ed ha portato su tutte le scene dei teatri italiani, e non solo, un repertorio ricco di movimenti, gesti, acrobazie, danze tipiche  e ritualità del codice gestuale partenopeo.
Lo accompagnano infatti sulle scene del teatro e del carnevale: la scopa, il corno, i campanacci, elementi che per i partenopei hanno valore propiziatorio e di antidoto contro il malocchio e la iettatura.
La maschera ha il volto bianco e nero e indossa un largo camice bianco.
Il nome Pulcinella deriva probabilmente dal napoletano “pollicino”, che significa pulcino, a sottolineare il timbro buffonesco come di un roco chiocciare.
Pulcinella è dotato di una insaziabile voracità. Diceva che la frittata di maccheroni è molto buona ma che lui non la poteva mai mangiare perché la pasta non gli avanzava mai.
Tengo na famma ca me mangiarria
Napole attorniato de panelle;
Tengo na sete ca me vevarria
Co llo ntréchete ntréchete
O ca me vevarria
Poggio Reale co lle Fontanelle.

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Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it