di Gennaro Napoletano
In Siria la situazione è ancora molto molto difficile, a causa della guerra e della precaria situazione economica e di approvvigionamento del cibo. Parla il Vescovo Emerito di Aleppo Mons. Giuseppe Nazzaro ofm durante la sua celebrazione eucaristica, in occasione della chiusura delle sacre quarantore alla basilica di S. Antonio in Afragola (Napoli) ieri 12 Aprile, durante la messa Solenne della sera.
Monsignore Nazzaro, vescovo emerito di Aleppo e già Custode di Terra Santa ha denunciato con voce commossa un tristissima situazione dei cristiani in Siria, “Abbiamo una fraternità che soffre, abbiamo un popolo intero che muore di fame e di sete. Anche le condotte sono rovinate e le acque inquinate perché i terroristi hanno fatto scoppiare le fogne gettandole nelle acque potabili. Sono ricomparsi casi di colera. Molti si approvvigionano nelle antiche cisterne che esistevano già nei conventi e nelle moschee, ma quando non le possono raggiungere si devono accontentare dell’acqua sporca. Gente che muore di freddo, perché non esiste elettricità, non arriva il gasolio per il riscaldamento, non esiste da mangiare. Ma oggi in Siria si muore anche di fame, perché non c’è più moneta. Gli unici che amministrano e possiedono un po’ di moneta sono coloro che ancora possono lavorare con il governo. Tutto il settore privato è privo di entrate”.
«Guai a un Medio Oriente senza i cristiani. Senza di noi qui nulla sarà più come prima. Diventerà come l’Afghanistan, la Somalia o qualche altro Paese di quelli. E non sarà una perdita solo per il Medio Oriente o per i cristiani sarà una perdita soprattutto per l’Europa e per il resto del mondo».
Certo nelle zone controllate dallo Stato Islamico come Raqqa o Deir Ez Zor i cristiani sono scappati tutti. Lì un cristiano rischia di venir scannato o di venir venduto schiavo al mercato come è capitato alle minoranze Yazidi in Iraq. Quando l’Isis ha occupato le nostre tre parrocchie lungo il fiume Oronte, nella provincia di Idlib, i nostri fedeli sono stati costretti a togliere la croce da tutti gli edifici, a pregare solo dentro le chiese e a nascondere le statue e i simboli sacri. Praticamente sono tornati al tempo delle catacombe».
Una voce stanca e provatissima quella di don Giuseppe che ha poi più spesso evidenziato come il disinteresse della comunità internazionale è troppo evidente in un contesto umano dove tutti i diritti umani soprattutto quelli fondamentali sono violati.
La Comunità afragolese presente con un accorato applauso ha espresso la sua vicinanza e partecipazione al popolo siriano e in particolare ai cristiani di Aleppo, una comunità antica e santa.


