di Lucia Antinucci
15/11/2014 ore 21.00
La figura della giovane Elisabetta d’Ungheria (1207-1231) ha sempre un grande fascino, non solo dal punto di vista mistico, ma anche umano. La sua breve esistenza non è stata esente da colpi di scena. Si può dire che abbia bruciato le tappe: fidanzata a 4 anni –secondo le consuetudini del tempo per i futuri regnanti-, sposa a 14 anni, madre a 15 anni, vedova a 22 anni. Nonostante che il suo sia stato un matrimonio combinato per ragioni politiche quello di Elisabetta e di Ludovico IV di Turingia fu un grande amore.
Tra loro ci fu sempre piena intesa e Ludovico non ostacolò mai la sua sposa nella vita mistica, pauperistica, a servizio dei poveri e se ne lasciò coinvolgere. Le ragioni politiche costringevano spesso Ludovico a lunghe assenze, e grande era la sofferenza della sua sposa –pare che in 6 anni di matrimonio siano stati assieme solo 1000 giorni- che per tale circostanza metteva da parte i suoi abiti da regina per indossare quelli della vedovanza. Quando il marito era lontano Elisabetta sapeva assolvere con grande saggezza e competenza il suo ruolo di regina, come quando affrontò ad esempio la grave crisi della carestia del 1226, facendo distribuire gratuitamente il pane a chi era nell’indigenza. Quando Elisabetta seppe all’improvviso che il marito doveva partire per la crociata con Federico II (24 giugno 1227) a causa del dolore ebbe uno svenimento, presagio forse della tragedia. Ludovico non iniziò neppure la crociata perché morì l’11 settembre per una febbre di tifo ad Otranto prima d’imbarcarsi. Elisabetta non si preoccupò di nascondere il suo strazio per la grave perdita. A questa tragedia se ne aggiunse però anche un’altra; a corte ci fu un intrigo, poiché alcuni non sopportavano ‘la regina dei poveri’, e venne arbitrariamente privata di tutti i suoi diritti, anche della sua dote personale.
Elisabetta lasciò il castello di Wartburg e si stabilì in un porcile abbandonato, vivendo nel radicalismo il suo ideale evangelico di povertà. I santi sono sempre dotati di grande equilibrio umano. Elisabetta sapeva che i suoi figli erano destinati alla vita di corte e per loro trovò un’altra sistemazione. Quanto la situazione a corte si ribaltò e ad Elisabetta vennero restituiti i suoi beni ella se ne servì per far costruire un ospedale a Marburgo, dove si era trasferita con le sue fedeli domestiche –o meglio amiche- Guta e Isentrude, e potè dedicarsi totalmente al servizio dei poveri, degli ammalati, dei bambini orfani ed abbandonati –come già faceva quando era a corte- e dei lebbrosi, riservando a sé le mansioni più umili. Visse da vedova consacrata al Signore secondo l’ideale di San Francesco che, secondo una leggenda, le avrebbe mandato il suo mantello. Attorno a lei si radunarono delle collaboratrici che condivisero il suo ideale, venendosi così a costituire una comunità di laiche penitenti francescane. Ad Elisabetta non mancò mai la consolazione delle forti esperienze mistiche, già al tempo della sua vita a corte, come ad esempio l’estasi durante la preghiera. Il Signore le fece capire quando sarebbe venuto a prenderla, ed ella morì con un strana malattia, senza febbre, senza dolori, ma con mancanza totale di forze. Quando salì al Cielo grande fu l’affluenza del popolo che andò a venerare il suo corpo per la sua fama di santità. Ella venne canonizzata nel 1235 ed è stata proclamata patrona dell’Ordine Francescano Secolare.

di:Lucia Antinucci


