Siamo ad Afragola, una grande area urbana, centro della nascente “Area metropolitana di Napoli”, quello che dovrà essere la smart city, ovvero il nuovo ambiente urbano in grado di agire attivamente per migliorare la qualità della vita di una Napoli sempre più multietnica e metropoli. Afragola,comune confinante con il suo capoluogo, già dichiarato “Città” da Vittorio Emanuele III, precisamente Il 5 ottobre 1935, con una storia che si unisce visceralmente con quella di Napoli stessa per tante vicende e situazioni, anche se alcuni continuano a cercare altre vie. Una volta grosso centro agricolo di interesse scientifico per la stessa Università di Napoli Federico II, per l’enorme fertilità del suo terreno, collocato nell’antica Campania felix, l’area più fertile della penisola italica, rappresentava la campagna di Napoli dalla quale ogni giorno da Porta Capuana giungevano i prodotti di sussistenza per gli stessi napoletani. “E’ SSCIUT O’SOL AFRAOL” è l’esclamazione antica che” e napulitan” osavano dire che è giorno e si riprende a vivere la quotidianità facendoci capire come grande fosse per loro la considerazione di questo luogo.
Oggi di tutto questo ne rimane poco, Afragola è un grande quartiere dormitorio di oltre 65.000 abitanti alle prese con tanti problemi che la collocano tra le città più invivibili d’Italia, lo stesso strato culturale stenta ad emergere, dove tutto è difficile anche per un piccolo giornale on-line free lance come il nostro, Un popolo che si impoverisce sempre più per la fuga delle sue menti giovani verso altrove, mi fermo qui non vorrei andare fuori tema, ma è difficile per me. I mezzi pubblici che una volta di mattino presto permettevano lo spostamento di centinaia di lavoratori e piccoli commercianti è diventato insufficiente, la stessa area commerciale Le Porte di Napoli è una delle cattedrali del deserto oggi alle prese di nuovi ulteriori problemi legati all’attuale grande crisi, considerato anche l’eccessiva perifericità della loro collocazione.
Qui la “cultura del sacchetto selvaggio“ è una pratica troppo comune che fa di Afragola, spesso, un insieme di tante discariche maleodoranti,
oggi anche video sorvegliate da dispositivi non ancora ben identificati. In questi giorni si sta parlando tanto di Ambiente, numerose le associazioni nate con tanto di divisa e berretti in bella mostra però, alle feste patronali. I sacchetti selvaggi non li vede nessuno, solo io, sarà perché ho il puzzo dei disinfettanti sotto il naso,ma. Purtroppo non è così, molte strade cittadine di grande importanza urbana sono soggette ad un vandalico scempio che trasformano la nostra povera città in una grande discarica a cielo aperto.
Nel chiedere ad un “cipollaro” fermo ai bordi di una strada una mattina il perché del suo scellerato gesto di inciviltà mi viene così risposto:” inzallanut fatt’ e cazz tuoi”. Io “questi” non me li faccio caro venditore abusivo di generi maleodoranti, perché è il momento di dire BBAST, nun ce la facimm cchiù, e lo diciamo con tutta l’anima, di coloro che hanno scelto di uscire da questa omertuoso silenzio e di gridare la voglia di cambiare. Chiediamo agli organi competenti predisposti di agire e far rispettare le norme giuridiche che ci sono se non per il costo che comporta tale servizio ai cittadini che “pagano”.
Caro venditore abusivo di bulbi della famiglia delle Liliaceae, sporche , maleodoranti e maltenute, non basta avere il “palazzo” rivestito pacchianamente di marmi pregiati e possedere servizi igienici griffati da noti stilisti, ecc, “Avere rispetto per la città in cui vivi e sei nato è soprattutto un segno di intelligenza, perché la tua città è la tua grande casa”.
E’ fondamentale agire subito; impartire cultura per l’ambiente cominciando con i bambini delle scuole elementari per avere forse un giorno una cultura popolare per il rispetto di tutto ‘ambiente, nel quale e per il quale siamo custodi per le future generazioni. Allo stesso tempo agire veramente con strumenti validi attraverso sanzioni significative e certezza delle pene, ed investire per il rispetto l’ambiente, è già stato calcolato che con la trasformazione in bio masse dalla grande spazzatura che si produce ogni giorno, si può produrre energia e posti di lavoro.


