Che la Campania era ed è “felix” e cioè fertile, prosperosa, piena di risorse e di passione come la definivano gli antichi romani: inventori del vivere quotidiano e delle regole. Il problema è che col passare degli anni la grande speculazione, unita ai carrozzoni politici scelti nei palazzi di potere e nelle ville della criminalità organizzata hanno fatto di questa terra l’ultimo vagone di un treno che porta alla deriva italiana. I romani ci avevano visto giusto, perché in questa terra puoi trovare: montagne alte e piene di vita, il mare e poi puoi trovare le grandi citta che hanno fatto grande l’Italia.
Poi però il disinteresse all’attività politica, cosa buona e giusta solo in campagna elettorale per racimolare il voto dii tutti e di nessuno. Poi la bomba mediatica che porta il nome di: “Terra dei fuochi” di cui ne parlava tanto tempo fa anche Roberto Saviano, nell’ultimo capitolo di “Gomorra”, ma era uno che voleva solo far carriera e non poteva mai saperle queste cose veramente. Poi parla il pentito Carmine Schiavone e allora si mobilità tutto, ma fino ad allora il menefreghismo ha fatto riversare rifiuti dappertutto.
Questa regione è sempre stata martoriata e usata come, appunto, uno straccio vecchio che serve fino a quando fa il suo lavoro; cioè fino a quando è servita alla “politica” e all’imprenditoria del nord.
Ammetto che quando leggo o sento il termine “terra dei fuochi” mi ribolle il sangue e lo sdegno brucia più della rabbia. L’uso smodato ed incosciente di questa espressione, utilizzata troppe volte per fare notizia e poche per cercare di risolvere il problema, ha riversato uno tzunami devastante sull’immagine dei prodotti della terra campana e di quanti vi si dedicano con fatica e passione. Ha fatto bene Gigi D’Alessio a ribadirlo nella sua fortunata chiusura di fine anno a Piazza Plebiscito: Campania terra dei cuori. Ma dove si trovano prodotti così buoni e salubri se non qui?
Il paradosso, però, è che ci sono posti dove l’effetto terra dei fuochi diventa terra infelix, nel senso che mentre si proclamano conferenze e dibattiti pubblici con i soliti amici degli amici, che sanno tanto di campagna preelettorale, si continuano a raccogliere i “friarielli” della scafatella; una bomba ecologica antica, collocata, a centro della nascente area metropolitana di Napoli, che da più di 40 anni, tranne per qualche progetto di bonifica già avanzato ma non considerato, fa “bella” mostra di se ai visitatori delle Porte di Napoli.


