Sequestrati 17 forni nel napoletano;Pane cotto con legname con vernice e chiodi:

“La camorra dall’ inizio della crisi economica – denunciano Il coordinatore dei Verdi Ecologisti campani Francesco Emilio Borrelli ed il Presidente dell’ Unipan, l’ associazione panificatori della campania, Mimmo Filosa – ha messo nuovamente e prepotentemente le mani sul mercato alimentare del napoletano e casertano. In particolare stanno proliferando forni abusivi di pane ovunque. Solo tra Napoli e provincia ce ne sono oramai oltre 1500 ed il numero è in crescita. Forni in condizioni igienico sanitarie pericolosissime che realizzano un prodotto anche tossico che arriva sui nostri piatti e avvelena i cittadini come i roghi tossici della terra dei fuochi e i rifiuti speciali seppelliti nei campi degli agricoltori in cui si sta scavando ultimamemente. Forni che usano gusci di nocciole trattati con agenti chimici e quindi altamente nocivi alla salute oppure pedane in legno trattate con vernici e solventi tossici”. “Nei forni – continuano Borrelli e Filosa – poi spesso lavorano extracomunitari non inquadrati e anche affiliati a cui i clan garantiscono con questo lavoro un sostentamento. Il problema più grave e che oltre alla filiera totalmente illegale che parte dal forno abusivo e arriva alla vendita illegale per strada spesso ancora nei cofani delle macchine o con bancarelle improvvisate il pane della camorra è arrivato nei supermercati e nei salumieri legali. D’ altronde i clan hanno capito che in un momento economicamente drammatico come quello attuale i cittadini possono rinunciare a tutto ma non al cibo. Per questo invochiamo un intervento drastico da parte dello Stato con la istituzione di un tavolo permanente in Prefettura tra Asl, comuni e forze dell’ ordine e l’ applicazione della legge regionale sulla tracciabilità del pane”.
Nei prossii giorni i panificatori con i Verdi Ecologisti consegneranno un dossier sui nuovi forni abusivi nel napoletano al Questore di Napoli.

Impressionante quello che è stato accertato dai militari nei forni sequestrati. Uno a Frattamaggiore, uno ad Arzano, due a Pomigliano d’Arco, due a Sant’Anastasia, due ad Acerra, uno a Brusciano, uno a Castello di Cisterna, due a Giugliano, uno a Villaricca, uno a Sant’Antimo, due a Somma Vesuviana, uno a Torre Annunziata, mentre nel quartiere Santità a Napoli è stato anche scoperto un deposito abusivo dove il pane veniva conservato senza rispettare le norme igienico sanitarie, ma che veniva imbustato e distribuito a ignari clienti, tra cui figurano anche alcuni ristoratori della zona. I militari hanno scovato forni che cuocevano il pane con la legna delle pedane, a diretto contatto con chiodi, vernice e chissà quale altra sostanza che aveva impregnato le listelle. Altri forni erano ubicati in scantinati di tufo marcito, dove farina ed impasto sono stati trovati a diretto contatto con escrementi di topi, ed altri ancora in aperta campagna, ricavati nelle stesse stalle dove c’erano ancora animali.

Rivoltanti le condizioni igienico–sanitarie delle zone dove avveniva l’impasto, con una miriade di insetti a circolare liberamente nella farina, la cui provenienza non è stata accertata in nessuno dei forni controllati e sequestrati. E se tutto questo già non bastasse a intossicarci, il pane abusivo arriva sulle tavole domenicali, e non, grazie alla fittissima rete di venditori di strada. Nei trenta chilometri percorsi ieri mattina dalle pattuglie dei carabinieri, nei i soli quindici comuni a nord di Napoli, tra Acerra e fino a Giugliano, contati ben centoventi punti di vendita sulla pubblica via. Chi con il pane nel bagagliaio dell’auto, chi su un tavolino pieghevole piazzato a filo di marciapiede, chi addirittura con piccoli gazebo con la scritta: «Pane cafone originale», vergata in nero su un cartone. Prezzo? Dagli ottanta centesimi a un euro, ma per pezzi di un chilo e mezzo. E tutti pieni di clienti.

Ma il pane abusivo, come hanno accertato i carabinieri, viene venduto anche nelle salumerie e nei negozi di alimentari allo stesso prezzo (1,20 – 1,30 euro) di quello panificato come Dio comanda. E proprio qui, sta il nocciolo dell’affare del pane abusivo. Il controllo dei carabinieri è stato accolto con grande soddisfazione da Mimmo Filosa, presidente dell’ associazione panificatori campani Unipan, che da anni si batte con la sua associazione, per la difesa del pane napoletano, un tempo davvero il migliore d’Italia, senza scomodare il Pater Noster.

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Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it