Con la morte di Emilio Colombo, si è quasi del tutto estinto il gruppo di senatori a vita più longevo della storia, e più politicamente discusso. Si inizia così a pensare a nuove nomine, a nuovi “cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti in campo scientifico, letterario, artistico o sociale”, come recita l’articolo 59 della Costituzione.
Nel 1947, i costituenti decisero di concedere a 5 cittadini, scelti dal Capo dello Stato, l’onore di sedere vita natural durante a Palazzo Madama. Tale onore era riservato anche ai Presidenti della Repubblica quando cessavano il settenato, ed erano tali di diritto.
Nel biennio 2006 – 2008, i 7 senatori senatori a vita in carica, 3 per diritto (Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi) e 4 per merito (Giulio Andreotti, Rita Levi Montalcini, Emilio Colombo e Sergio Pininfarina), furono più volte al centro della polemica politica in quanto sostenitori del governo Prodi, con una maggioranza risicatissima al Senato, e furono fatti oggetto di duri attacchi da parte del centro destra e della Lega. Il quotidiano Libero parlò di “dittatura dei pannoloni”: è tutto dire.
Con il governo Berlisconi IV, avente una larga maggioranza al Senato, l’importanza decisiva nelle votazioni dei senatori a vita cessò. E iniziò pian piano la loro scomparsa.
Si iniziò con Cossiga, il 17 agosto 2010. Era il più “giovane” fra i longevi senatori, ma affetto da tempo da malanni disfunzionali. Ricordo ancora la lettera che fece recapitare alle 4 cariche più importanti dello Stato, con cui manifestava il suo amore per la Patria.
Il secondo ad andarsene fu Scalfaro, il 29 gennaio 2012: se ne andò rabbioso per non essere riuscito a vedere la fine definitiva del Cavaliere da lui tanto detestato. Il 3 luglio dello stesso anno, scomparve l’industriale Sergio Pininfarina. La sua morte e quella di Scalfaro non destarono, a onore del vero, lo stesso trasporto emotivo che ci fu ai funerali di Cossiga. L’anno si chiuse con l’improvvisa morte, il 30 dicembre, della senatrice Montalcini, Mac ben 103 anni: il mondo scientifico e l’Italia furono private di un emblema di vanto nel mondo intero, sia nel campo sociale che in quello scientifico.
A mezzogiorno del 6 maggio di quest’anno, il mondo è stato raggiunto dalla notizia della morte di Giulio Andreotti. L’ex presidente del consiglio aveva 93 anni, ma ormai da due non interveniva più in pubblico, e a febbraio i suoi parenti volevano perfino resistuire ai questori del Senato l’ufficio da lui detenuto, visto che passava tutto il tempo in casa. Infine, pochi giorni fa se n’è andato Emilio Colombo, l’ultimo costituente ancora in vita, e con lui è morta simbolicamente anche la Prima Repubblica.
Adesso di quel gruppetto resta solo il Presidente Ciampi, 93enne, in compagnia di Mario Monti, unico senatore a vita per merito, nominato da Giorgio Napolitano il 9 novembre 2011. E ora, come intende comportasi il Capo dello Stato, con 4 posizioni “libere” per le nomine?
C’è da dire che l’assenza di nomine durante la presidenza Scalfaro ha generato uno stacco “qualitativo”: il successore Ciampi infatti ha nominato due soli politici, Colombo E Napolitano, entrambi espressioni della Prima Repubblica. Si può dire che dei rappresentanti della Seconda nessuno sia stato premiato in questi anni, e che quindi, per paradosso, proprio ora che essa è al finire, possano scoccare le prime “premiazioni”. Se limitiamo il campo alla politica, i primi nomi che ci vengono in mente per essere degni di tale carica sono Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Entrambi sono stati i capi delle rispettive aree polari durante gli ultimi 20 anni, ed entrambi sono diventati primi ministri con un’ esperienza pluridecennale. Ma il primo è così perseguitato dalla magistratura, ed è così al centro dell’attenzione mediatica, che difficilmente Napolitano deciderà di

