Ricevendo il Pontificio Consiglio per la Famiglia, Francesco ha ribadito che la famiglia è fondata sul sacramento del matrimonio ed è il luogo dove «la persona prende coscienza della propria dignità» e, «se l’educazione è cristiana», riconosce «la dignità di ogni persona, in modo particolare di quella malata, debole, emarginata
- La vicinanza alle famiglie ferite e lacerate dalle divisioni, l’importanza del sacramento del matrimonio come autentica vocazione dell’uomo ad amare l’altro in modo unico e per sempre, l’importanza di prendersi del tempo per giocare con i propri figli, l’elogio della famiglia come argine all’individualismo della società odierna.
C’è tutta l’umanità e la profondità di papa Francesco nel discorso rivolto venerdì mattina ai partecipanti all’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ricevuti in udienza nella sala “Clementina” del Palazzo apostolico.
Il Pontefice ha messo l’accento sulla dimensione comunitaria della famiglia, che va valorizzata in un tempo che vede il prevalere dei diritti individuali, tratteggiandone l’unicità, e definita «il motore del mondo e della storia». La famiglia, ha proseguito il Pontefice, è il luogo dove «la persona prende coscienza della propria dignità» e, «se l’educazione è cristiana», riconosce «la dignità di ogni persona, in modo particolare di quella malata, debole, emarginata»: «Tutto questo è la comunità-famiglia, che chiede di essere riconosciuta come tale, tanto più oggi, quando prevale la tutela dei diritti individuali. Eh, dobbiamo difendere il diritto di questa comunità: la famiglia! Per questo avete fatto bene a porre una particolare attenzione alla Carta dei Diritti della Famiglia, presentata proprio trent’anni or sono, il 22 ottobre 1983».


