dal sito : www.fondoambiente.it
commento di Andrea Carandini, archeologo e presidente del FAI –
Tre crolli in 72 ore: è questo lo sconfortante bilancio della situazione di Pompei, “metafora dell’Italia intera”, per il Professor Carandini. Il Presidente del FAI ribadisce con forza che i restauri non risolvono il problema: è necessario eseguire la manutenzione programmata. –
“Manutenzione programmata e non restauri”: questa la ricetta per salvare Pompei del professor Andrea Carandini, Presidente del FAI. Di fronte ai recenti crolli Andrea Carandini fa sentire la sua voce e, in diverse interviste, a Radio Popolare e Rai News, ricorda a tutti la sua ricetta per salvare Pompei.
Il professore fa riferimento al progetto della Grande Pompei al cui varo collaborò tre anni or sono, il progetto grazie al quale sono stati stanziati i finanziamenti dell’Unione Europea, il progetto “mai ripreso da alcun Ministro dei Beni Culturali, mai reso noto al grande pubblico, mai portato avanti. Perché?“ si domanda Carandini. Un progetto basato su 3 concetti cardine: conoscere a fondo il sito archeologico (non esiste un rilievo tridimensionale di Pompei !), fare una diagnosi e far scattare finalmente a Pompei una manutenzione programmata, una cura ciclica costante, fatta di piccolissimi modesti interventi.
“Pompei è la metafora dell’Italia stessa”
Dichiara Carandini: “Pompei purtroppo è diventata il simbolo perfetto della mostruosa palude in cui siamo finiti. È la metafora dell’Italia stessa. Ci sono due problemi gravissimi: l’abbandono della manutenzione – e mi auguro che il nuovo Ministro la rimetta al centro del progetto, e la lentezza spaventosa della macchina burocratica. Vediamo se questo ministro si rende conto che bisogna ritornare al Progetto e attuarlo”.
È preoccupato Carandini dell’enorme cifra stanziata dall’Europa per salvare Pompei e si augura che venga spesa con saggezza. I restauri, spiega il professore “costano un patrimonio; possono essere fatti su pochi edifici; e non risolvono il problema. Perché se la casa restaurata poi non viene curata si deteriorerà di nuovo.” E’ necessaria invece una cura costante, attenta, scrupolosa, fatta di piccoli, modesti interventi. Nella maggior parte dei casi poco costosi ma che garantiscono la vita di un sito e la possibilità della sua fruizione senza rischi per i visitatori.
“La manutenzione programmata è l’unica soluzione”
Prosegue Carandini: “La manutenzione programmata è l’unica via che può risolvere i problemi di Pompei e permetterci di uscire dal pantano in cui siamo finiti. Se la prenderemo Pompei si salverà. Se non la prenderemo non si salverà. E lo stesso vale per l’Italia”.
Intanto il Commissario europeo per gli affari regionali, Johannes Hahn, ha assicurato che nuovi fondi per il restauro di Pompei saranno disponibili nel bilancio dell’Unione Europea per i prossimi sei anni. Il commissario ha chiesto però con forza al Governo italiano di prendersi cura di Pompei, un sito simbolo non solo per l’Italia e l’Europa ma per tutto il mondo.
E il neo Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha subito deciso l’avvio di tutte le procedure necessarie ad effettuare gli interventi di “somma urgenza” nelle aree interessate dai crolli per ripristinare le murature collassate ed intervenire su quelle ad immediato pericolo. Si è previsto l’utilizzo di 2 milioni di euro sui fondi ordinari della Soprintendenza speciale di Pompei, Ercolano e Stabia per interventi di manutenzione ordinaria del sito, presupposto indispensabile per ogni intervento di tipo straordinario e strutturale. “Il commissario europeo Hahn può avere la certezza che lo Stato italiano si sta prendendo cura di Pompei sia per l’emergenza che per la prospettiva” ha dichiarato il Ministro. “Me lo auguro davvero!” replica Carandini.
Mercoledì 5 Marzo 2014


