Mercoledì 11 settembre era previsto un incontro in Regione tra l’assessore Nappi, i sindaci dei comuni interessati, le sigle sindacali, l’Unicoop Tirreno e le Cooperative Emiliane per trovare un’alternativa all’imminente chiusura dell’Ipercoop di Afragola e al licenziamento dei suoi 225 dipendenti, salvo solo il direttore, lo stesso che ha chiuso Teverola e Benevento (porta male o è un servo del potere?).
Un’alternativa che non fosse quella proposta dalle cooperative emiliane: 16 ore di lavoro settimanali… per un “modello organizzativo che da’ buona occupazione a 1700 lavoratori Coop nel Mezzogiorno d’Italia”, come si legge nella nota da loro diramata in occasione del mancato accordo.
Le cooperative emiliane hanno proposto di affamare i lavoratori coop con 16 ore settimanali! Tradotto: 500 euro lordi mensili. Ma solo quelli del Mezzogiorno! Questo buon modello organizzativo non è applicato alle “loro” regioni, perché là ci sono ‘esseri umani’ con una dignità e il diritto a mangiare, nel Mezzogiorno invece ci sono bestie da mortificare e ricattare, che possono vivere con poche centinaia d’euro al mese.
Ebbene, le cooperative emiliane, forse nell’intento di perpetrare il loro subdolo ricatto, non si sono presentate all’incontro; hanno ritenuto non importante venir a sentire la controproposta preparata dalle sigle sindacali e dalla Regione Campania; hanno ritenuto le rappresentanze, a vario titolo, di una regione del Mezzogiorno d’Italia non degne della loro presenza, rifiutando così con arroganza e presunzione un’occasione istituzionale di incontro e discussione sulla vicenda.
Venerdì 13, poi, Unicoop ha depositato il verbale di mancato accordo con le sigle sindacali, rifiutando con un deciso e crudele “mai” la proposta di cassa integrazione della regione! Perché? Nessuna risposta. Nessuna pietà per chi perde il lavoro in un periodo così buio. Senza contare che, hanno dichiarato alcuni dipendenti e sindacalisti, l’azienda non ha mai prodotto tutti i documenti dal quale si evincono le perdite che lamentano. “Ma poi – si sono chiesti alcuni lavoratori – le perdite le hanno solo al sud? Al Nord non è crisi? E là mica chiudono e vanno via!”.
Questi sono stati gli atteggiamenti delle cooperative. Le stesse che da sempre professano e enfatizzano i principi etici e morali che, dice la loro Carta dei Valori, stanno alla base del loro operato: “aiuto reciproco, responsabilità di ognuno, lavoro, democrazia, eguaglianza, equità e solidarietà”.
Infatti, “secondo le tradizioni dei propri padri fondatori, i soci della Cooperativa si ispirano ai valori etici dell’onestà, della trasparenza, del rispetto degli impegni, della responsabilità sociale e dell’attenzione verso gli altri.”.
Paroloni che, evidentemente, non valgono nel Mezzogiorno d’Italia o che svaniscono in tempi di crisi, ma solo e sempre per le regioni del Sud.
Le cooperative, i cui spot pubblicitari parlano di famiglia e rispetto, preferiscono buttare in strada 225 dipendenti e altrettante famiglie, caricando sulle spalle dei lavoratori le conseguenze di una crisi di cui non hanno colpa e, a quanto dicono molti del settore, errori perpetrati negli anni da una politica economica accentratrice che non ha saputo rispettare il nostro territorio e le sue potenzialità in termini di prodotti e risorse umane/logistiche.
Un atteggiamento che ricorda tanto certa letteratura storica di fine ‘800, quando alcuni personaggi, di cui pochi ricordano i nomi, si misero a discettare dell’inferiorità della razza meridionale per giustificare la loro incompetenza e quella di pseudopolitici a governare la neonata Italia.
Questi sono i valori delle Coop. Questi sono i valori delle cooperative rosse! Mettono in campo progetti per il Burkina Faso, i pozzi in africa… ma poi trattano i loro dipendenti (del Mezzogiorno!!!) peggio degli africani.
Assente la stampa, assente la politica, anche chi, come il nostro sindaco, ci ha fatto l’apertura della campagna elettorale per poi dichiarare a La Repubblica: “E qui c’è tutto il senso dell’impotenza di un sindaco a dare risposte al dramma lavoro…”.
Dove sono adesso le denunce per una vicenda poco chiara?
Pina Ludi



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