La Storia di Afragola (IV parte): le tre chiese parrocchiali

di Domenico Corcione

Nato il nuovo regno meridionale, entità statale accentratrice destinata a durare, in varie forme, per più di 7 secoli, si avviò una concentrazione demografica in tutte le aree dell’ex ducato napoletano, della Puglia e della Sicilia. Anche ad Afragola ci fu un ritorno demografico, dovuto alla maggior sicurezza e alla crescita economica avviata un po’ in tutta Europa dall’aumento medio delle temperature e dalle nuove tecnologie agricole. Fino a quel momento, il territorio afragolese si presentava costellato di pagi con piccole concentrazioni, i villaggi citati nella seconda parte di questa cronistoria. La riorganizzazione territoriale della Chiesa, con la creazione di nuovi edifici di culto in luogo della cappelle, ormai non più bastevoli ad accogliere l’aumentato numero di fedeli, contribuì in maniera decisiva alla concentrazione demica in tre grossi nuclei, riuniti attorno alla propria chiesa. Si iniziò con il nucleo di San marco, che come abbiamo visto nel precedente articolo, sorse in un’area boscosa del nostro territorio, attorno a una chiesa molto semplice, che si pensò essere stata trasportata al sito attuale da un altro luogo da forze soprannaturali.                                          L’attuale chiesa di San Marco in Sylvis (dicatum che è l’ultimo ricordo dell’area in cui sorgeva) fu edificato come le altre due al termine del XII secolo; anche se sembrano un po’ forzate le date indicate dalla leggenda per la loro costruzione ( per San marco, il 1179). A causa della posizione periferica, non è cambiata molto da quella Visita pastorale del 1542 che descrive per la prima volta tutte le chiese afragolesi. Ha un impianto basilicale a unica navata, con due affreschi risalenti al Cinquecento, in un caso anche con la firma ancora leggibile, e un campanile a cuspide e celletta ottagonale che quasi certamente è lo stesso dell’antica fabbrica del XIV secolo, salvato dai restauri, molto spesso vere opere di scempio. Il nucleo demico si formò, caso raro, lontano dall’edificio, che sorgeva in mezzo a una boscaglia; e questa è la ragione per cui esso è sempre stato il meno popolato e il più povero economicamente dei tre originari. Andando da est verso ovest, incontriamo il nucleo primigenio di San Giorgio. Carlo Cerbone, nel suo “Chiesa e società ad Afragola fra Cinque e Settecento”, pur non approfondendo il tema poiché il libro era dedicato a tutt’altro, ci riporta la supposizione che esso fosse il più antico dei tre, poiché la devozione popolare si sarebbe all’inizio rivolta a San Martino, santo che ha una cappella proprio in San Giorgio, e che a parte questo, non è ricordato in città.

La chiesa sorge su un rialzamento del terreno, e ha un’unica navata con cappelle laterali, e una splendida cupola. In origine era più piccola e con la facciata rivolta a est, mentre ora è rivolta a nord. Il cambiamento fu dovuto  a ben due terremoti che la distrussero in gran parte, così che oggi è il tempio che ha subito più rimaneggiamenti. L’antico pago di San Giorgio dovrebbe essersi esteso dalla chiesa fino all’attuale via Nunziatella a est e l’attuale zona del Rosario a nord.

Infine il nucleo di Santa Maria, nato attorno alla cappella del Presepe, quella più profonda e ricca dell’omonima chiesa, che alla fine del XII secolo presentava già una serie di assi viari di collegamento con Caivano (le attuali vie dell’Aquila, Corso Meridionale e Via Sannitica) e con Acerra ( le vie Alighieri e Arena). Arricchita da restauri nel Cinquecento e nel Settecento, è stata per lungo tempo l’unico edificio a più navate della città (costruite nel XVI secolo, prima ne aveva solo una, quella centrale) e per questo fu sede dell’Arcipretura dei luoghi piani, che aveva sede ad Afragola (già allora grosso casale nell’area a nord di Napoli).

(continua)

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Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it