22 milioni di italiani, in modi diversi, danno concretamente una mano a poveri ed emarginati. L’Italia nonostante la crisi è un popolo generoso che non dimentica chi è in povertà
di Gennaro Napoletano
Mentre mi recavo a prendere il pane, sono passato davanti ad uomo di circa 45 anni, che ho riconosciuto subito come albanese per i suoi connotati fisici. Mentre gli ero ad un metro, lui ha allungato la mano, senza dire nulla, ma facendo chiaramente intendere di aver bisogno. Subito pensai di andare a prendere il pane e al ritorno poi di condividere il pane con lui. Poi però pensai che forse a casa potesse avere una moglie e dei bambini piccoli e che le esigenze primarie per lui non fosse il pane ma qualcos’altro e forse ancor più necessario. Cosi decisi di lasciare i soldi per il pane nelle sue mani e decisi di tornare a casa pensando quanto io fossi fortunato. Ma la cosa che mi colpì fu l’accento delle sue parole di ringraziamento, dal quale capii che non si trattava di un albanese ma di un mio compaesano i. In quel momento ho provato un senso di disagio e vergogna per non essermi accorto fino ad allora del povero che abitava accanto a casa mia.
La lettera Enciclica “CARITAS IN VERITATE” di Benedetto XVI ; nella sua introduzione: La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. L’amore — « caritas » — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. È una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta.
Nella sua straordinaria chiarezza il pontefice emerito pone un pilastro fondamentale non solo ai cristiani ma all’intera umanità,che alla soglia del 3 millennio può e deve fare “Carità” in una logica dove non è solo un gesto ma uno stile di vita.
Contribuire al bene di tutti è una possibilità per tutti ma perché la carità diventi una forma di vita ci vuole identificazione con l’altra persona, cosa ancor più difficile in tempo di crisi quando la gente non vuole identificarsi con chi sta peggio.
Cosa ha cambiato la crisi? Che l’Italia del 2013 fatica a mantenere questo cuore in una situazione in cui, come emerge dalla ricerca, 9,4 milioni gli italiani (23%) ammettono di «non riuscire più ad aiutare gli altri, avendo gravi difficoltà economiche o non avendo più risorse».
La ricerca 2013 accredita l’immagine del nostro Paese, nonostante la crisi e politiche che hanno messo in discussione se non azzerato molte certezze del recente passato, si dimostra nella sua maggioranza ancora generoso, altruista e solidale. E’ ancora un’Italia con il “cuore in mano” nella quale 22 milioni di persone (53,6% del totale) danno concretamente una mano a poveri ed emarginati, un paese nel quale 9,7 milioni sono impegnati con continuità in opere di volontariato e 8,5 milioni danno regolarmente soldi a una o più organizzazioni che si occupano di carità. Si conferma un’Italia che vede il 46% dei suoi cittadini indignarsi per le troppe ingiustizie di questa società.


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