Il Natale e il silenzio;Un silenzio d’attesa, di speranza, che fece da grembo a quell’evento straordinario.

di Tommaso Travaglino

Spesso, nella vita caotica e rumorosa della mia città, mi capita di pensare a quella notte straordinaria di più di due millenni orsono, nella quale immagino che un silenzio irreale scese su Betlemme.
Un silenzio d’attesa, di speranza, che fece da grembo a quell’evento straordinario, perché è nel silenzio più profondo che il Verbo di Dio si è fatto carne ed è venuto a stare in mezzo a noi; è nel silenzio più profondo che il Figlio di Dio si è messo in ascolto della mia e della tua voce. Ancora nel silenzio dell’ascolto della Vergine il Figlio di Dio si è incarnato. Maria ha vissuto quell’evento nel silenzio profondo e nell’obbedienza. Nel silenzio le voci si ascoltano con una maggiore intensità, si prende contatto con le proprie povertà senza aver paura, con i propri limiti. Nel silenzio più profondo risiede l’umiltà e solo nel silenzio si può dialogare, perché è nel silenzio che può risuonare la voce del mio amico.
Il silenzio, dunque, è “la” condizione dell’attesa. Attesa di una notte magica che può divenire “memoriale” dell’incontro personale col Figlio di Dio, che con l’incarnazione assume la condizione umana: Egli è precipitato fino allo “svuotamento” di tutta la sua gloria divina fino alla morte in croce, al supplizio dello schiavo, cioè dell’ultimo degli uomini, perché potesse starci accanto.
Questo atto, della nascita, della natività di Cristo, è l’emblema e il segno più alto e significativo dell’amore di Dio per ogni uomo. “Questi, pur avendo la condizione di Dio, non volle approfittare dell’essere uguale a Dio, ma svuotò sé stesso, assumendo la condizione di schiavo. Divenuto simile agli uomini e presentatosi in forma umana, umiliò sé stesso, facendosi obbediente fino alla morte di croce”.
Cristo è l’uomo. E’ il prototipo di uomo. È il paradigma dell’uomo vero, che ha rivelato e rivela l’uomo all’uomo. Che ha dimostrato che la vita, che l’uomo cerca così disperatamente nel denaro o nel successo personale, nell’onore o nel rispetto, nel sesso o negli affetti, si trova invece nell’incarnazione, nello svuotamento di sé, nel tempo “perso” accanto ad un amico, nell’amore per l’altro senza condizioni, senza sotterfugi, senza doppi significati.

Il silenzio del Natale, dunque, possa essere vissuto come la condizione e l’occasione per abbassare le difese che ci impediscono di passare all’altro, perché la vita che noi cerchiamo disperatamente di conquistare con le nostre forze, quella che cerchiamo nella disperata costruzione della nostra immagine sociale o nella ricerca della sicurezza del denaro, Lui ce l’ha già gratuitamente donata.
La mia speranza, dunque, è che ogni mio concittadino possa vivere questo tempo di Natale nella pienezza, perché nella sua vita possa realizzare questo amore, vivere di questo amore; unica forma di amore che fa di un uomo, un vero uomo. Gli auguro di realizzare “questo” amore, perché possa permettere all’uomo nuovo, che vive dell’amore col quale Cristo ci ha amati, di nascere nella sua vita.
Così la sua vita possa illuminare, nel silenzio dell’ascolto, la notte buia che stiamo vivendo. E la luce dei suoi occhi sia specchio della sincerità del cuore in questo mondo d’inganno. I suoi orecchi possano ascoltare chi ha bisogno di essere ascoltato. Il calore delle sue mani possa riscaldare con il fuoco dell’amicizia la spalla di un suo amico. Il suo sorriso possa contagiare col sorriso chi soffre, nascosto, nel silenzio della sua solitudine, perché chi soffre davvero, soffre in silenzio. La sua lingua possa confortare chi ha bisogno della sua parola e possa riempire il suo cuore di gioia, quella vera. Le sue braccia possano sostenere chi è ormai stanco di sognare. Con la forza delle sue gambe possa portare sulle tue spalle chi è troppo vecchio per camminare. Ed i suoi piedi possano portare in giro per il mondo, nel buio di una notte oscura e nel freddo di una umanità disperata, uno spiraglio di luce, una speranza nuova.

Tommaso Travaglino

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Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it