Afragola sconosciuta: Angelo Mozzillo

di Domenico Corcione

Per il terzo appuntamento con l’Afragola sconosciuta ai più, parliamo di un pittore nostrano. Forse sarebbe meglio dire Il pittore, visto che è l’unico la cui produzione sia uscita fuori dai confini afragolesi: Angelo Mozzillo.

La storia di questo artista può essere purtroppo da esempio della scarsa attenzione che Afragola ha avuto per i suoi veri notabili. Benchè gli siano state dedicate una scuola media e una via nel centro storico, la maggior parte dei suoi concittadini, come ho potuto constatare di persona, ignora chi sia e fin dove sia arrivato a dipingere Mozzillo. Questo anche e soprattutto a causa della mancanza di un vero e proprio studio scientifico della sua vita e delle sue opere.

Angelo Mozzillo nacque il 24 ottobre 1736 nel distretto della parrocchia di Santa Maria d’Ajello da Crescenzo Mozzillo e Maria Abate. Sembra concorde presso gli storici che abbia trascorso un periodo di apprendistato presso la bottega di Giuseppe Bonito, pittore stabiese che lavorò alla corte dei Borboni. Subito dopo, Mozzillo iniziò a produrre in autonomia, e proprio a partire dalla sua città natale.

Ad Afragola, ci sono ancora due tele: “L’Addolorata ai piedi della Croce” in Santa Maria d’Ajello e “San Giorgio che abbatte il Tempio di Apollo” in San Giorgio Martire, oltre alla famosa edicola della “Madonna delle Grazie”, con la parte superiore ancora in buono stato di conservazione, che tutti possono ammirare in via Domenico Morelli, all’incrocio con via Pigna. Negli anni Settanta del ‘700, Mozzillo si trasferì a Nola, dove si sposò con una giovane del posto e dove visse stabilmente per il resto della vita. Ed è proprio questo il motivo per cui, mentre Nola abbonda di documentazione e opere del maestro, Afragola ha persino perso la memoria di lui.

Il nostro fu chiamato a dipingere soprattuto affreschi in varie zone della Campania, man mano che la sua fama si ingrandiva. Tra le città dove operò, quasi tutte in chiese ma non solo, ci furono: Napoli , Nola, Caivano, Acerra, Casoria, Cimitile, San Vitaliano, San Paolo Belsito, Palma Campania, Castellammare di Stabia, Sparanise, Calvi Risorta, Marigliano, San Giuseppe Vesuviano, Polla, Gragnano, Agerola e Massalubrense, dove il suo “San Pietro” per la chiesa di Monticchio, del 1807, è l’ultima sua opera arrivataci. Morì infatti nel maggio del 1810.

A Napoli  il suo nome resta famoso per il ciclo di “Storie” della “Gerusalemme Liberata”, dipinto nell’ex educandato di Sant’Eligio in piazza Mercato (attualmente non visitabile) e per la “Gloria” dipinta sul soffitto della Chiesa del San Salvatore nell’Eremo dei Camaldoli, datata e firmata al 1802. Tutta la sua produzione, apprezzata per la sua velocità d’esecuzione, fu incentrata sulle rappresentazioni sacre e sulla ripetizione di motivi e di soggetti quasi identici fra di loro, al punto da sospettare l’utilizzo di “cartoni” (immagini standard di angeli, santi, madonne che venivano usati a ogni nuovo quadro cambiando solo colore e abito). Si sa che a Nola fondò una sua bottega, ma si ignora se altri allievi abbiano avuto successo al pari del maestro. Voglio concludere questo  spazio dedicato al nostro pittore con un dubbio che venne a me e al mio amico Pietro Ponticelli nell’osservare la vasta produzione del Mozzillo in giro per la Campania. Afragola, Acerra, Caivano, Casoria: perché non a Casalnuovo? La risposta più banale è che non trovò committenti; ma è possibile anche che si ignorino sue opere, attribuendole ad altri. Non sarebbe la prima volta che accade, anche in riferimento allo stesso Mozzillo.

In attesa di notizie di nuove opere, lanciamo un appello per il recupero di quelle note, che soffrono di una prolungata assenza di ogni intervento restaurativo, soprattutto l’edicola sopra ricordata, da quasi 300 anni esposta agli agenti atmosferici e con la parte inferiore, laddove c’era il lumicino che nelle ore notturne ne indivava la presenza, quasi del tutto scomparsa. Le organizzazioni culturali del territorio devono intervenire: Mozzillo è stato ed è ancora dimenticato, farne scomparire le opere sarebbe un ennesimo colpo postumo alla sua memoria.

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Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it