Rassegna stampa da corrieredelmezzogiorno.corriere.it
di Francesca Marra 08 ottobre 2012
NAPOLI – Gli operai delle imprese esecutrici della Tav non hanno intenzione di salire sulle gru per il momento, né di bloccare i treni ad alta velocità che sfrecciano sui binari della stazione fantasma di Afragola. Chiedono solo di trovare una soluzione e di farlo in fretta. Sono cento le famiglie senza stipendio da 8 mesi e i lavori per la stazione firmata dall’architetto-star Zaha Hadid sono fermi. I sindacati chiedono che venga istituita la Cigo, la Cassa integrazione ordinaria che al momento non è ancora partita. Il risultato è che gli operai, e con loro le imprese subappaltatrici, vantano nei confronti dell’azienda capofila, la Dec Costruzione dei fratelli De Gennaro di Bari, crediti per milioni di euro. “Sono cifre che fanno tremare i polsi – denuncia il segretario generale Feneal Uil Andrea Lanzetta -, ci sono 3 milioni di euro bloccati nelle mani di Rfi (Rete Ferroviaria italiana, comparto del gruppo Ferrovie dello stato, committente dei lavori, ndr). Anche le aziende dell’Ati vantano ancora 2 milioni di euro”.
TRENTASEI AZIENDE – Le aziende dell’Ati sono 36, tutte residenti nell’hinterland napoletano, che pur avendo compiuto i lavori oggi si trovano a dover rispondere ai propri dipendenti che i soldi sono finiti. Era il 9 febbraio scorso quando i lavori per la costruzione della stazione dei treni alta velocità furono bloccati dall’azienda vincitrice della gara d’appalto per 74 milioni di euro, la Dec Costruzioni appunto. L’impresa, sull’orlo del dissesto economico, è stata travolta da scandali giudiziari. Questo ha portato inevitabilmente al rallentamento dell’opera che avrebbe dovuto vedere la fine a luglio del 2012. A guardarla oggi la stazione è un ammasso di ferro e calcestruzzo, si intravedono soltanto le costruzioni artistiche progettate da Zaha Hadid, vincitrice del concorso internazionale bandito nel 2005 dalla Rfi. Di quel progetto però resta solo lo scheletro.
STAZIONE AVVENERISTICA – E pensare che la stazione di Afragola sarebbe dovuta essere il crocevia di tutti i treni ad alta velocità in grado di far defluire la concentrazione dei traffici su Napoli e creare le future linee regionali di intersambio. Sarebbe dovuta essere lo snodo cruciale tra in Nord e il Sud del Paese, il collegamento della Napoli-Roma con Salerno e Bari. Qui dove la disoccupazione dilaga la Tav che in Val di Susa nessuno vuole sarebbe stata la salvezza. Ma così non è stato, le aziende e i loro operai adesso aspettano che lo Stato intervenga con pagamenti in surroga come previsto dal decreto semplificazioni o quanto meno si proceda velocemente all’avviamento della procedura per la cassa integrazione che nel frattempo è diventata straordinaria. Una cosa è certa: i sindacati non vogliono una nuova gara d’appalto: “Significherebbe aspettare almeno due anni – conclude Lanzetta – ma poi quale azienda si impegnerebbe a pagare milioni di euro di debiti lasciati dalla Dec ancor prima di mettersi al lavoro?” E’ un interrogativo che getta ombre sul futuro di un’opera che potrebbe diventare l’ennesima cattedrale del deserto in una periferia già ampiamente martoriata.
Francesca Marra


