da:www.campaniasuweb.it
1/9/2014
L’Expo meneghino sta diventando l’ennesima occasione di contrasto per un Paese eternamente diviso. Dopo i Bronzi di Riace, ora si discute se inviare in prestito il capolavoro di Caravaggio conservato al Pio Monte. Bisogna stare attenti: anche a non perdere le occasioni…
L’ho letta anche io la notizia sulle Sette Opere della Misericordia: da Napoli a Milano per l’Expo, esposte nel padiglione della Caritas, per far apprezzare al mondo intero le bellezze – e le diversità – dell’Italia. E ho letto anche i commenti che hanno seguito la notizia: tra chi ha urlato al brigantaggio, chi ha definito la cosa “scippo”, chi l’ha etichettata come l’ennesimo colpo di mano del Nord verso il Sud. (E ho letto anche il commento a caldo del deputato PD Palma, che se l’è presa con De Magistris per «incuria amministrativa»).
Ho letto tutto e mi sono preso un po’ di tempo per rifletterci su. Ho messo mano anche a Terroni, di Pino Aprile, perché volevo rileggere qualche dato – della strage, del furto, dello scempio che i cosiddetti Fratelli d’Italia fecero, volenti o no, al Meridione. Potrei riportarne qui qualcuno, citare situazioni su situazioni, fare un elenco (più o meno) completo di ricchezze che prima erano e ora, molto semplicemente, non sono più. Ma come avrete capito – e io spero che l’abbiate capito – non c’entrerebbero niente. Innanzitutto: le Sette Opere della Misericordia sono della Congregazione del Pio Monte della Misericordia, fin dal 1606 quando il Caravaggio le realizzò. E questo significa che il comune, caro deputato Palma, non c’entra assolutamente niente. De Magistris potrà anche urlare, strepitare o, all’estremo, incatenarsi all’ingresso della Chiesa: ma la decisione resta alla Congregazione e soprattutto resta al Vaticano.
Seconda cosa: non è il Nord che chiede al Sud qualcosa. Le Sette Opere della Misericordia, dovessero mai essere spostate (cosa che, indovinate un po’, non è ancora certa), verrebbero messe in mostra nel padiglione della Caritas. E grazie a questo, verrebbe creato un centro di accoglienza per malati terminali, proprio com’è da obiettivo della Congregazione. Ho letto anche i commenti di chi – molto banalmente – suggerisce di “aumentare i viaggi verso Campania” e verso la Calabria (sì, perché anche i Bronzi di Riace sono in forse: potrebbero essere spostati, momentaneamente, anche loro a Milano per l’Expo). E se da una parte sono d’accordo (qualcuno ha mai visto una campagna SERIA pubblicitaria del nostro territorio? Tutte le regioni hanno il loro spot, che passa a turno sulle reti nazionali. La Campania?), dall’altra non la vedo così nera.
Qui non stiamo parlando di nordisti contro sudisti, di secessionisti barra leghisti contro neo-borbonici. Qui stiamo parlando di una mostra internazionale, organizzata ogni tot di anni, e che nel 2015 avrà sede a Milano. E la politica, benché ci sia stato un gran parlare di sprechi e di corruzione e di mazzette e di tangenti, c’entra poco o nulla. L’Italia ha avuto il compito oneroso di organizzare tutto, ma l’evento è di portata internazionale e quindi gli interessi di questa o quell’altra parte politica sono veramente l’ultimo dei problemi. Quindi – direte voi – sei d’accordo che le Sette Opere della Misericordia e i Bronzi di Riace vengano spostati in Lombardia dopo tutto quello che abbiamo passato e stiamo passando. Dopo che i leghisti, Salvini in capo, c’hanno denigrato e ci denigrano. Dopo che abbiamo perso, sofferto e subito di tutto.
Nì, vi dico io. Nì, perché da una parte sono con voi – già me li immagino Salvini e compagni davanti alla Sette Opere che sorridono, stringono mani e gonfiano il petto; già li sento mentre dicono “vedete? Tutto merito nostro”. È anche vero, però, che questa sarebbe un’occasione buona per far conoscere il Sud. Ovviamente, con le giuste tutele e le giuste rassicurazioni (tipo: finito l’Expo, Sette Opere e Bronzi a casa). Senza poi considerare l’altra faccia della medaglia, e cioè che – almeno nel caso delle Sette Opere – sarebbe a fini caritatevoli, di beneficenza – sarà il tendone della Caritas ad ospitarle, non quello dell’associazione (esiste?) “Secessionisti uniti”. Quindi andiamoci piano. Andiamoci piano perché, come sempre, partire prevenuti è un rischio. E noi, che di problemi ne abbiamo già tanti, non ce ne possiamo permettere un altro. Stiamo attenti, questo sì. Ma siamo anche abbastanza furbi – e dinamici – da cogliere le occasioni al volo.



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