Bella e maledetta. La reggia di Carditello, il monumento più difeso e vituperato della storia d’Italia, passa da un’asta all’altra senza che nessuno la compri.
Dieci milioni di euro, tanti ma neanche troppi, in fondo. «A questo punto ciò che serve, subito – dice Raffaele Zito, presidente di Agenda 21 – è la costituzione ufficiale della Fondazione. Ne parliamo da anni. Tutti pronti per costituirla però cavilli e ritardi ne frenano il battesimo».
Ieri, dal sito de Il Mattino, il direttore Alessandro Barbano, ha invitato i lettori a una riflessione.«Perché – ha detto – nessuno la compra? Perché un privato dovrebbe acquistarla?».
Perché, aggiungiamo noi, serve la Fondazione? «Perché Carditello – continua Zito – è, di fatto, patrimonio di tutti e tutti lo possono e lo devono vivere, perché le forze sane della società campana vogliono dare il loro contributo professionale all’emergenza culturale del Real Sito, perché solo così Carditello potrà essere un cantiere aperto, uno spazio dedicato alla condivisione di esperienze e conoscenze, che crei continuità nella trasmissione dei saperi tra generazioni diverse, perché Carditello era un stazione agraria e zootecnica innovativa e sperimentale e può tornare ad esserlo».
Per fare tutto questo ci sono già i progetti e l’approvazione di fondi regionali dell’era Bassolino, 91,7 milioni di euro che servirebbero per la costituzione dell’Orto della biodiversità mediterranea, per la promozione dell’agricoltura di qualità, per il centro di promozione istituzionale dei prodotti della filiera bufalina, per il recupero di tutto il complesso architettonico, per l’area umida di Carditello, per la città ambiente, per un centro di documentazione e studio.
La Fondazione di partecipazione, come suggeriscono le associazioni, ridarebbe vita ad un progetto sociale ed economico che nel passato fece scuola. Dalle pagine del nostro giornale Marco Magnifico, vice presidente del Fondo Ambiente Italiano, aveva lanciato il suo grido di dolore: «L’Italia non può dimenticare Carditello, scandalo nazionale, la più bella azienda agricola del Settecento. Ci vorranno almeno 30 milioni di euro per ridarle vita, la cosa giusta sarebbe farla ritornare la splendida azienda agricola che era». I progetti coincidono, mancano i soldi.
da http://www.ilmattino.it


