Napoli – Sorpresi e incuriositi, i carabinieri, quando hanno fatto irruzione nel covo in cui si nascondeva Domenico Ferrara, ritenuto a capo del clan Ferrara-Cacciapuoti di Villaricca.
Tra le tante cose interessanti, infatti, è stato rinvenuto un bustone contenente ben 300 telefonini cellulari. Secondo quanto è stato ricostruito i telefoni erano stati distribuiti agli abitanti di Villaricca. Tutti obbligati a votare per la figlia del boss che partecipava da concorrente alla trasmissione di Rai 1 “Ti lascio una canzone” condotta da Antonella Clerici. Dopo il voto i telefonini dovevano essere restituiti al boss.
Le indagini dei carabinieri hanno consentito di «costruire una corposissima piattaforma indiziaria della sussistenza di una tipica associazione mafiosa, radicatasi originariamente nel quadro di antichi accordi tra le organizzazioni camorristiche e la mafia siciliana e sviluppatasi successivamente attorno a un vertice costituito da un ristretto nucleo parentale fino ad oggi guidato da Domenico Ferrara e dal cognato Luigi Cacciapuoti».
In passato la cosca era capeggiata da Raffaele Ferrara uomo di fiducia di Antonio Bardellino (storico capo della cosca dei casalesi ucciso in Sudamerica alla fine degli anni ’80) nonchè zio dell’attuale capoclan Domenico Ferrara e poi da Vincenzo Cacciapuoti, anch’egli legato alla cosca di Casal di Principe e fratello di Luigi Cacciapuoti. Sia Raffaele Ferrara che Vincenzo Cacciapuoti furono poi uccisi in agguati di camorra.
«La connotazione famigliare dell’organizzazione camorristica denominata clan Ferrara-Cacciapuoti -spiegano ancora alla Dda- è risultata infatti che tutti gli esponenti apicali e buona parte degli affiliati di rilievo sono legati tra loro da vincoli famigliari che contribuiscono a spiegare l’intensità dei vincoli di coesione interna».
Secondo gli inquirenti Domenico Ferrara è al vertice insieme a Luigi Cacciapuoti. Con loro Francesco Ferrara, fratello del capo, Filippo Cacciapuoti, fratello dell’altro capo, Luigi e i fratelli Vittorio e Francesco Maglione, Domenico Ciccarelli e Domenico Napolano. Vittorio Maglione e Claudio Miraglia avrebbero gestito per conto del clan traffici di droga avvalendosi di altri affiliati. Spiegano in procura antimafia che «la complessità delle indagini delegate ai carabinieri del nucleo investigativo di Napoli è rilevabile segnalando la necessità di svolgere ampie ed articolate raccolte indiziarie, anche attraverso intercettazioni e pedinamenti e anche con riferimento alle lotte intestine susseguitesi nel tempo per il controllo sistematico del territorio di Villaricca, con precipuo riguardo di Raffaele Ferrara, Vittorio Vastarella e la cosiddetta strage di Villaricca nonchè gli accertati legami camorristici già esistenti tra il gruppo criminale di Villaricca e l’allora nascenta clan dei casalesi».
L’attività investigativa dei carabinieri napoletani, rafforzata dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno consentito di accertare l’esistenza di un solido sistema di gestione del traffico di droga con il meccanismo delle cosiddette ‘puntatè dove anche gli altri esponenti del clan Ferrara-Cacciapuoti provvedono a recuperare tra gli affiliati ma anche fra esponenti di altri gruppi camorristici le ingenti somme di denaro per l’acquisto della droga dalla Spagna.
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