Domenico Corcione – Gianluca Di Maso
Il 2 dicembre prossimo, si riuniranno i soloni del fu Popolo della Libertà per decidere il nuovo nome e il nuovo simbolo con cui presentarsi alle elezioni. A parte la volontà di far dimenticare agli italiani un’esperienza iniziato col botto e finita coi fischi di una cinquantina di miserabili fuori dal Quirinale, il cambio ha anche motivazioni legali: lo statuto del 2009 prevede che i cofondatori abbiano la possibilità di usare il simbolo in uguale diritto. E quindi il partito di Silvio Berlusconi, onde evitare possibili tatticismi pre – elettorali degli uomini di Gianfranco Fini (memore del caos successo nel 2010 per le Regionali in Lazio e Lombardia), ha deciso il restyling. Ironia della sorte: fu un 2 dicembre, quello del 2006, che si iniziò a parlare seriamente di partito unico del centrodestra, ben prima che lo facesse Walter Veltroni a sinistra in occasione della grande manifestazione (circa 2 milioni di convenuti) a Roma contro il governicchio guidato da Romano Prodi. Tutti uniti per un unico ideale, sotto un’unica bandiera, quella del centrodestra, delle forze moderate e innovatrici, contro le forze governative che si definivano progressiste ma in realtà erano disperatamente legate allo status quo. Dopo un anno ci fu la famosa scena del predellino, nel novembre 2007, seguita nell’aprile 2008 dalla più grande vittoria elettorale di un partito italiano dai tempi del mitico 48% della Dc nel 1948. il resto è storia (triste) attuale: le vittorie elettorali nel primo biennio, la divisione coi finiani nel luglio 2010, la crisi economica non risolta, le sconfitte a Napoli e Milano e le dimissioni drammatiche del Cavaliere il 16 novembre scorso. Ma più che altro, a far dolere coloro che hanno creduto in questo partito, è stato quello che è accaduto dopo l’abbandono di Palazzo Chigi, con un segretario di partito, Angelino Alfano, che potremmo definire un abile incapace; con una pletora di parlamentari, Presidenti di regione, portaborse e peones che non vogliono lasciare il passo dopo un ventennio sulla tolda e si mostrano solo per difendere i colleghi accusati di quasi tutti i mali del mondo.
Un sogno infranto da una massa di ladri di polli
Ladri di polli: così Alfano definì coloro che erano coinvolti nello scandali dell’abuso dei fondi regionali al Pdl nel Lazio. Peccato che Fiorito, “er Batman”, capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, divorasse cacciagione solo di prima qualità ( e di primo taglio). Peccato che Roberto Formigoni, da 18 anni re elettivo della Lombardia, invece delle galline preferisse i contratti nel settore sanitario lombardo. Peccato che Claudio Scajola, ex ministro non brillantissimo dello Sviluppo Economico, si intendesse più di case che di pollame e ortaglie. Ma del resto, cosa potevamo aspettarci da Alfano, che questa estate ha perso pure in casa sua le elezioni? Ricordiamo quando fu nominato segretario nel giugno 2011: una ventata di freschezza, novità, dinamismo, mentre il governo arrancava; lo difendemmo quando Bersani lo accusò di essere il segretario di Barlusconi, invece del partito. Ma nell’anno e più di segreteria, abbiamo visto che non è stato capace di niente: non di eliminare le vecchie mummie nel partito; non di scegliere candidati adatti alle elezioni 2012; non di recuperare un accordo sia pur minimo con le forze di centro. “Il leader con l’I-Pod”, così è conosciuto colui che doveva riavvicinare il popolo al partito. Ma la causa del malessere del Pdl è più profonda.
Fi e An come il Mar Baltico e il Mare del Nord: si incontrano ma non si fondono
Forza Italia e Alleanza Nazionale, i due principali partiti di quelli che si sciolsero nel Popolo della Libertà nel 2009, hanno dato una dimostrazione politica di quell’interessante fenomeno naturale che avviene in Danimarca, dove le onde del Mare del Nord e il Mar Baltico si scontrano ma non si fondono per differenza di salinità. Fi e An si sono incontrati/scontrati nel Pdl, ma non si sono mai realmente fusi. Mentre i loro elettori si consideravano facenti parte di un unico grande movimento, i capibastione hanno preferito giocare alle quote, 70/30 o 50/50, invece di creare la prima generazione di parlamentari targati Pdl. E ciò per la differenza di provenienza: imprenditori scelti fra quelli vicini al Cavaliere i forzisti, politici di lungo corso gli aennini. I primi, che grazie al traino di Berlusconi hanno preso fin da subito percentuali di voto da capogiro ( il 30% già nel lontanissimo 1994, quando si presentarono per la prima volta) non hanno mai sopportato gli sguardi dall’alto in basso di chi veniva dalle fila dell’ex Msi; dal canto loro, questi credevano di essere i veri politici nelle coalizioni prima e nel partito unico poi, e guardavano con senso (infondato) di superiorità i forzisti, che avevano dalla loro parte però quello che ad essi mancava: i voti (An non è mai andata oltre il 12%). Ciò è evidente proprio in questi ultimi mesi e settimane, mentre si rincorrono voci di un possibile abbandono degli ex aennini al partito unico: proprio il fatto che queste voci vengano smentite sempre più spesso, mostra che esse sono ciclicamente presenti nei dibattitit e nei pensieri dei parlamentari pidiellini.
Un nuovo manifesto per il centrodestra: Afragola come Roma
Mentre le inchieste decimano le file del partito in tutte le Regioni, che cadono tutte come birilli (Sicilia, Lazio e Lombardia); mentre il Pd tiene le proprie primarie e apre lo scontro generazionale che, in ogni caso, mostrerà all’Italia che esso è un partito vivo; mentre la credibilità di chi crede nel liberismo in politica è messa alla berlina da personaggi come “er Batman”; mentre accade tutto questo, il Pdl scompare dalla scena politica. Questo NON è il partito che votammo quasi 5 anni fa; questa NON è l’idea che abbracciammo.
Uomini gelosi delle loro posizioni che, tentano di rimandare il passaggio generazionale il più a lungo possibile per restare sulla cresta dell’onda: in questo modo vediamo i nostri rappresentanti, coloro che dovrebbero guidarci e di cui un giorno i migliori di noi dovrebbero prendere il posto. Uomini fuori dalla realtà, che parlano di alleanze e non si rendono conto di aver distrutto un partito. In questo, le critiche di Pierferdinando Casini verso di essi hanno un fondo di verità: i democristiani come il leader Udc ci misero 40 anni ad affondare il partito di Degasperi, i vari Cicchitto e Bondi, ex socialista il primo ed ex comunista il secondo, un decimo del tempo rispetto a loro. L’elettorato si è stancato: chi vota Pdl vuole sapere da chi ha eletto perché la crisi non passa, perché la benzina è sempre più cara, perché gli stipendi parlamentari non si possono abbassare, perché il presidente del partito si rivolge ai giovani quando è a capo di una congrega da ospizio, perché mentre la gente si spara per debiti il segretario del partito si mette a parlare di sistema elettorale semipresidenziale ma non è in grado di ridare le preferenze ai cittadini, l’unica cosa che interessa davvero ai votanti riguardo le varie leggi e leggine elettorali.
Il Centrodestra deve ricompattarsi, lo deve soprattutto per tutti quei ragazzi che cercano con impegno, cuore, sacrificio, dedizione, passione, tenacia e speranza una strada nuova e percorribile che abbia soprattutto la forza di sconfiggere il clima di antipolitica e arrestare quella possibilità di vedere “Comici” alla guida del Paese. E’ necessario un mix formato da giovani e meno giovani ma con un particolare in comune: IDEE.
È dunque necessario un nuovo Manifesto delle Idee del Centrodestra, che metta al suo centro due punti cardine: il liberalismo economico, inteso come possibilità di aprire attività economiche senza le pastoie burocratiche che affliggono questo Paese, e l’ascolto del territorio, con la realizzazione di quella rete capillare di vere sezioni e vere strutture locali che non si è realizzata in questi anni.
Anche nella nostra città, in quest’ Afragola che si avvia al voto fra pochi mesi, deve partire un reale confronto a destra per dare un segno che sia di continuità con quanto è stato fatto in questi anni, e di discontinuità con tutti i ritardi, impedimenti e pastoie che hanno creato incomprensioni fra l’amministrazione e la cittadinanza, e fra i componenti dello stesso Pdl locale. Affinché quel patrimonio di idee, di valori, di confronti e di scontri che ha animato e anima chi crede ancora nel centrodestra della prima ora, non vada disperso fra pagliacci, case a Montecarlo e pipistrelli laziali.
Domenico Corcione – Gianluca Di Maso


