di Gennaro Napoletano
Ancora morti, Si temono 300 morti. Il sindaco di Lampèedusa: «Non sappiamo più dove mettere i corpi». Il Papa:«Vergogna, simili tragedie non si ripetano»
Tutto inizia con un incendio a bordo causato da un disperato tentativo di segnalare la propria presenza dando fuoco, pare, a una coperta. Ed è stato l’inizio di tutto di una tragedia senza precedenti nel pur lungo elenco di drammi dell’immigrazione. Tantissimi gli emigranti, in gran parte di origine somala ed eritrea, erano ammassati su un barcone che si trovava a mezzo miglio dall’isola dei Conigli, al largo di Lampedusa. forse 500 disperati, raccontano i sopravvissuti, tutti alla ricerca di una nuova vita.
Ricordiamo Papa Bergoglio che, come primissima tappa del suo pontificato, si è recato nell’isola siciliana a pregare per le vittime delle emigrazioni, a consolare i sopravvissuti, a ringraziare gli isolani, a lanciare un chiaro e forte messaggio alla comunità internazionale ma anche alla coscienza di tutti noi, ormai incapaci di piangere per gli altri.
«Basta! Ma che cosa aspettiamo? Cosa aspettiamo oltre tutto questo? È un orrore continuo» dice il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. Che riferisce anche del fermo di un presunto scafista. Dalle parole del sindaco emergono anche dettagli scioccanti sul naufragio. «È una tragedia immane. I superstiti, dice, «hanno spiegato di aver acceso i fuochi a bordo perché non avevano campo e i telefonini non prendevano. Sono così tutti finiti in mare e raccontano che alcuni motopesca, due o tre, sono passati e sono andati avanti senza aiutarli. Questo è quello che dicono loro, ma se è vero bisognerà fare luce anche su questo».
il capo dello Stato: “L’Ue intervenga”. Boldrini: “Vergogna”.Grasso: ”Colpire chi si fa pagare poi li butta in mare”. Kyenge: “Nuove politiche e canali umanitari per evitare tragedie”. Ue: “Necessario impegno di tutta l’Europa”
”Non può bastare soltanto l’impegno italiano, ci vuole almeno un impegno europeo – rimarca il capo dello Stato – Dico almeno perché è una questione tale da toccare tutta la comunità internazionale”.
Quei corpi sparpagliati fra le onde di quel mare, quei sacchi di plastica come sistemazione di emergenza per quei morti, gli sguardi inorriditi tra quelle coperte termiche si sommano in contemporanea con il viaggio di papa Francesco ad Assisi. viaggio che non potrà esulare dai fatti di Lampedusa perché quei disperati incarnano il messaggio più profondo dei due Francesco, del santo vissuto ottocento anni fa e del papa che ci sta richiamando a una rieducazione umana e cristiana delle nostre “coscienze”.


