Napoli- Il nostro patrimonio culturale è in pericolo

di Gennaro Napoletano

“Patrimonio culturale” che parolone! Quante volte abbiamo udito o letto questa definizione; patrimonio e cultura, due concetti molto diversi uniti tra loro. Una nota enciclopedia on line ci da questa definizione:

Il patrimonio culturale è l’insieme di cose, dette più precisamente beni, che per particolare rilievo storico culturale ed estetico sono di interesse pubblico e costituiscono la ricchezza di un luogo e della relativa popolazione.

E’ un concetto recente ed è il punto di approdo terminologico, sebbene non del tutto esauriente, di un lungo e laborioso cammino di carattere giuridico-legislativo. Il luogo di cui costituiscono ricchezza può essere un paese, una città, una nazione o qualunque settore territoriale giuridicamente circoscritto (o anche un soggetto a cui il patrimonio fa capo, come un ente privato, un’accademia, un ente pubblico, un museo, ecc.) pur restando in ogni caso destinati alla fruizione collettiva (questi beni sono di interesse pubblico appunto perché tutti devono poter godere della visione del patrimonio e del sapere ad esso legato).

Una  commissione di studio Franceschini, intorno al 1964, ha dato una definizione di “beni culturali” valida ancora oggi: beni culturali come testimonianza materiale avente valore di civiltà. Testimonianza, dunque, di civiltà, storia e cultura (sono da ricordare i beni d’interesse storico-artistico, i monumenti, i beni archeologici, archivistici, librari e paesistico-ambientali), opere artistiche prodotte dall’uomo, quindi che, in forza di un valore artistico riconosciuto, appartengono alla cultura e alla collettività, ne sono testimonianza storica e oggetto di educazione estetica, e sono per questo, oggetto di valorizzazione e di tutela.

La situazione nella nostra area napoletana volendo quindi riferirci ai concetti che abbiamo elencato è “disastrosa” e non mi riferisco al grandi siti, condizione troppo nota, già riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, dove “contributi”  esteri entreranno chissà in quale modo e titolo in un “patrimonio” che è deve rimanere del popolo, unico erede legittimo.   Già nel tardo Medioevo si inventariavano i tesori custoditi nelle chiese; nel Rinascimento i pontefici insistevano sulla compilazione di elenchi di materiali mobili per arginare la dispersione di antichità e per controllare i passaggi di proprietà di statue e dipinti.

A Napoli sono troppi i tesori d’arte nelle mani dell’incuria e del vandalismo, la scarsa sensibilità dell’argomento comporta una completa disattenzione e menefreghismo di tanti sommato a comportamenti, certamente non civili, di certi extracomunitari che approfittano della miopicità dei soliti locali, trasformando luoghi e monumenti in veri e propri “vespasiani”

(foto FNNEWS torri medievali di Maddaloni)

Non è possibile tutelare ciò che no n si conosce, Già nel tardo Medioevo si inventariavano i tesori custoditi nelle chiese; nel Rinascimento i pontefici insistevano sulla compilazione di elenchi di materiali mobili per arginare la dispersione di antichità e per controllare i passaggi di proprietà di statue e dipinti. . A partire dall’editto Pacca del 1820 la registrazione scritta dei beni diviene obbligatoria. Nella Legge Bottai del 1939, si invocava la necessità di “elenchi descrittivi” per i beni pubblici e privati, da aggiornarsi sistematicamente, egli li reputava un mezzo agevole di verifica del patrimonio esistente, da utilizzare a fini amministrativi.

Ad Afragola, in particolare, quello che resta della sua storia, anche se strettamente legata a Napoli, il suo tesoro archeologico e culturale è disperso nei sottoposti dei vari musei, lontano da coloro che desiderano conoscere la storia della loro terra, una terra generosa dove tanti sono stati gli episodi storici importanti di un grande regno come quello di Napoli, gli stessi ultimi ritrovamenti archeologici durante i lavori della Tav, che dovevano costituire un interessante parco archeologico aperto a tutti, e che ci risulta abbia cambiato la storia di questo posto per ritrovamenti unici, sono chissà dove depositati.

Ci siamo interessati in particolare pochi giorni fa ad un cappella edicola votiva molto bella attribuita ad un grande  pittore napoletano nato nel casale delle fragole,  affinchè fosse ripristinata e tutelata, aspettiamo risposte. Sono tante le cappelle votive e le chiese chiuse ad Afragola, speriamo in una loro catalogazione e riconoscimento , magari la costituzione di una pinacoteca comunale presso il nostro castello angioino, o meglio ancora di quello che resta, dove creare un percorso storico culturale anche da noi.

About gennaro61

Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it