rassegna stampa da www.campaniasuweb.it
di Enrico Nocera
Venerdì 7 novembre comitati, studenti, associazioni e semplici cittadini sfileranno in corteo da Piazzale Tecchio a Bagnoli per dire no al provvedimento dell’esecutivo: “Norma autoritaria che devasterà il nostro territorio”. Ecco le loro ragioni
Le critiche e le proteste contro lo “Sblocca Italia” le ha ben riassunte la prof. Maria Rita D’Orsigna in unarticolo sul Fatto Quotidiano: “Prima erano le regioni a decidere sulle trivellazioni in terra e Roma in mare. Adesso sarà Roma a decidere su tutto, una sorta di ghe pensi mi di sapore berlusconiano”. Il provvedimento 133/2014 del governo Renzi prevede una serie di interventi su tutto il territorio nazionale: sblocco delle cosiddette “grandi opere”, promozione di impianti per l’incenerimento dei rifiuti, agevolazioni per le trivellazioni e la ricerca petrolifera (e in Irpinia sanno quanto la cosa possa rappresentare un pericolo), deregolamentazione degli interventi edilizi. Un decreto che in molti hanno definito “Sfascia Italia”, vista la generale propensione alla cementificazione e sfruttamento di un territorio già martoriato come quello italiano, soprattutto al Sud. Ed è per questo che Napoli scende in piazza (ore 9:30), da Piazzale Tecchio fino a Bagnoli, dove era prevista una visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi, poi annullata per motivi di ordine pubblico.
BAGNOLI: IL SIMBOLO DELLO “SBLOCCA ITALIA” – La destinazione di Bagnoli, per il corteo, non è scelta a caso: il quartiere Ovest di Napoli sarà sottoposto all’autorità di un commissario che, assieme a un soggetto attuatore unico costituito da istituti finanziari e costruttori, decideranno il futuro dell’ex distretto industriale da qui ai prossimi anni. Bagnoli torna quindi a essere configurata come “area di interesse nazionale”, dove il Comune sarà totalmente esautorato da ogni decisione relativa alla bonifica dei suoli e dei litorali, nonché sulle successive decisioni da mettere in campo per il rilancio del quartiere (di cui si parla ormai da decenni). L’obiettivo dello “Sblocca Italia” è, nelle parole del premier Renzi, quello di superare una volta per tutte i veti e gli ostacoli imposti allo sviluppo industriale ed economico del Paese. D’altro canto né il premier, né tanto meno il suo esecutivo, hanno mai pensato di poter rilanciare il Pil nazionale facendo leva su quegli aspetti che lo connotano da sempre: artigianato, piccole e medie imprese, turismo, tipicità locali, enogastronomia, chilometro zero. Tutto sacrificato all’altare del progresso, quel progresso che l’economista Tim Jackson esemplifica mirabilmente nel titolo di un suo libro del 2009: “Prosperity Without Growth” (trad. it. “Prosperità senza Crescita”, Edizioni Ambiente).
SPECULAZIONI E MALAPOLITICA – La manifestazione di venerdì 7 novembre si inserisce in quest’idea di “prosperità senza crescita”, di un progresso apparente che premia solo potentati industriali pronti a tutto pur di cavare sangue dalle rape. “Dietro il governo Renzi ci sono le banche e Fintecna, la finanziaria statale proprietaria dei suoli ex IRI, che pretende di lucrarci senza pagare la bonifica – dichiarano i comitati promotori della manifestazione – ci sono i costruttori, Caltagirone-Cementir in testa, intenzionati a rovesciare tonnellate di cemento sull’ultimo litorale libero della città ed impadronirsi della riserva naturale di Nisida. C’è l’Idis-Città della Scienza – continuano – una greppia clientelare foraggiata con denaro pubblico, determinata a espandere i suoi tentacoli su spiaggia e parco. Proprio l’accordo per la sua ricostruzione, firmato ad agosto anche dalla giunta De Magistris (che ora piagnucola per essere stata messa nell’angolo) ha aperto le porte di Bagnoli agli squali della finanza e del mattone”. Tra le associazioni che domani scenderanno in piazza troviamo l’Assise di Bagnoli, i Si Cobas, gli studenti della Federico II, l’ex Asilo Filangieri, Rifondazione Comunista Napoli e associazioni non campane, come i Combat Roma, i Combat Viterbo e gli Sher Khan Cerca Casa, sempre di Roma.

