{"id":33027,"date":"2013-09-27T08:45:50","date_gmt":"2013-09-27T12:45:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/?p=33027"},"modified":"2013-09-27T08:46:59","modified_gmt":"2013-09-27T12:46:59","slug":"quattro-giornate-di-consapevolezza-le-discariche-abusive-della-coscienza","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/quattro-giornate-di-consapevolezza-le-discariche-abusive-della-coscienza\/","title":{"rendered":"Quattro Giornate di consapevolezza (le discariche abusive della coscienza)"},"content":{"rendered":"<p><a rel=\"attachment wp-att-33028\" href=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/?attachment_id=33028\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-33028\" title=\"Le_quattro_giornate_di_Napoli_07a_672-458_resize\" src=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Le_quattro_giornate_di_Napoli_07a_672-458_resize.jpg\" alt=\"\" width=\"261\" height=\"400\" srcset=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Le_quattro_giornate_di_Napoli_07a_672-458_resize.jpg 261w, http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Le_quattro_giornate_di_Napoli_07a_672-458_resize-196x300.jpg 196w\" sizes=\"auto, (max-width: 261px) 100vw, 261px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Rassegna Stampa<\/p>\n<p>da:\u00a0<a href=\"http:\/\/rossanadipoce.blogspot.it\/2013\/09\/quattro-giornate-di-consapevolezza-le.html\">rossanadipoce.blogspot.it<\/a><\/p>\n<p>di <a id=\"js_94\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/PartenopeNapoli?hc_location=stream\">Rossana Di Poce<\/a><\/p>\n<p>A che serve la storia se non insegna a leggere il presente?<br \/>\nTra il 27 e il 30 agosto 1943 i Napoletani stanchi della citt\u00e0 devastata dalle bombe, delle morti atroci e dei martirii di uomini e ragazzi che si volevano rastrellare, non ne poterono pi\u00f9. Si alzarono vicolo per vicolo, strada per strada, quartiere per quartiere e dalla masseria del Pagliarone, vicino lo Stadio Collana dove si rischiava un eccidio, dimostrarono che senza organizzazione, ma con la determinazione di ogni singolo cittadino, poteva mettere un punto alla distruzione.<br \/>\nCos\u00ec Napoli senza testa e senza coda, si arm\u00f2 di qualunque cosa: alz\u00f2 barricate che la sua memoria storica non aveva dimenticato, i bambini incoscientemente vennero armati o si armarono, e ci fu un caos buono. Maddalena Cerasuolo portava le staffette e gridava alla Sanit\u00e0, e in ogni parte della citt\u00e0 , ciascuno il suo, chi una lastra di marmo lanciata dall\u2019alto, chi da una barricata diceva un salmo, chi lanciava la sua piccola intifada di basalto divelto da terra -tutti, uno nessuno e centomila- e l\u2019esercito invasore fu cacciato.<\/p>\n<p>Medaglia d\u2019oro alla citt\u00e0 e ai suoi cittadini, nel 1944 il Vesuvio dette segno che anche lui non ne poteva pi\u00f9, e cos\u00ec fu la storia che oggi giova ricordare.<br \/>\nLa guerra oggi non c\u2019\u00e8, o almeno cos\u00ec sembra: i tempi moderni l\u2019hanno fatta diventare una guerra della distruzione del singolo. Il libero mercato, l\u2019avidit\u00e0 non fanno forse morti? Apparentemente nessuno uccide nessuno; ma questo \u00e8 solo un apparente passaggio come la guerra omerica risolveva uno ad uno, eroe contro eroe, le sue dispute. Poi ci furono gli eserciti: oggi le guerre si sono spostate dove \u00e8 pi\u00f9 comodo farle.nei paesi che guardacaso, sono sempre degli altri.<br \/>\nA noi restano guerre pi\u00f9 subdole, perch\u00e8 non sanguinano n\u00e8 menano bombe dal cielo, ma non solo non sono meno cruente, ma fatichiamo da orbi a riconoscerle.<br \/>\nSono le bombe messe sottoterra dalla camorra, sono i roghi della \u201cterra dei fuochi\u201d, sono le complicit\u00e0 di politici, industriali, contadini, interi comuni e comune gente che ha taciuto, e che si \u00e8 arricchita, o forse ha solo sopravvissuto a quella guerra silente che l\u2019avidit\u00e0 della ricchezza ha innescato.<br \/>\nComunque sia, per chi pensasse al proprio piccolo orticello, sappia che sotto pu\u00f2 esserci un bidone che viene da Nord, ma anche da Sud: la nostra terra \u00e8 inquinata dalle discariche della coscienza collettiva.<br \/>\nPersino abusive sono quelle discariche della coscienza: sotto terra sono finiti i nostri disastri di paese avanzato; un paese talmente avanzato che si \u00e8 tirato con la zappa sui piedi anche i fanghi tossici, le radioattivit\u00e0, l\u2019aria compromessa.<br \/>\nE ci siamo cresciuti tutti in questa guerra civile, tutti abbiamo mangiato qualcosa da questa terra amara bombardata da sotto. Tutti siamo complici di questa mafia perch\u00e8 non ci alziamo e facciamo qualcosa, fosse anche un gesto di piet\u00e0 verso queste martoriate terre: da noi, martoriate, non da nemici esteri.<br \/>\nE\u2019 cosa buona e giusta non pensare ai mea culpa, me ne rendo conto. Ma cosa scuote le nostre coscienze ottuse da discorsi inumani, senza compassione, senza partecipazione, senza infamia n\u00e8 lode, di Ponzii dalle mani manco tanto pulite?<br \/>\nCi vorrebbero ancora Quattro Giornate di coscienza, che smuovessero ciascuno in ogni piccolo e grande quartiere: un\u2019azione semplice, non tanto. Rimproverare qualcuno che butta la carta, pulire quell\u2019angolo dove lo spazzino non ci passa, fare attenzione se parcheggiamo sulle strisce pedonali o sugli spazi dei disabili, e cos\u00ec via.<br \/>\nIniziare a pretendere che ognuno faccia il proprio dovere, facendo anzitutto il proprio.<br \/>\nUna piccola rivoluzione che ci faccia sentire meno soli, sapendo che quello accanto sta facendo la stessa cosa, e non la solita rassegnazione: la speranza si costruisce facendo.Sperare vuol dire puntare verso una meta.<br \/>\nQuelle persone delle Quattro Giornate, quei gloriosi cittadini ebbero una meta comune: si dissero ora basta, e lo dissero insieme. Lasciateci a casa, andate via, alla vostra: e insieme sconfissero un esercito in vantaggio su tutto. Cos\u00ec dovremmo imparare ad essere popolo, da quelle persone comuni disperate che si guardarono in fretta, senza nemmeno parlare, in una Napoli solitamente chiassosa, e senza accordo e un p\u00f2 allo sbando, a pariglia sparsa, capirono che insieme avrebbero potuto farcela e si fecero coraggio.<\/p>\n<p>Loro sono l\u2019esempio da seguire. Riprendiamoci la nostra coscienza, e la nostra terra avvelenata, riprendiamoci la storia e facciamocene protagonisti, come abbiamo dimostrato in periodi difficili.Non meno di questi.<\/p>\n<p>dal sito <a href=\"http:\/\/rossanadipoce.blogspot.it\/2013\/09\/quattro-giornate-di-consapevolezza-le.html\">rossanadipoce.blogspot.it<\/a><\/p>\n<p>rossanadipoce@yahoo.com<\/p>\n<p>dell&#8217;Associazione <strong>Turan Art<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rassegna Stampa da:\u00a0rossanadipoce.blogspot.it di Rossana Di Poce A che serve la storia se non insegna a leggere il presente? 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