{"id":32708,"date":"2013-09-06T03:40:04","date_gmt":"2013-09-06T07:40:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/?p=32708"},"modified":"2013-09-06T03:45:15","modified_gmt":"2013-09-06T07:45:15","slug":"afragola-sconosciuta-il-casone-spena","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/afragola-sconosciuta-il-casone-spena\/","title":{"rendered":"Afragola sconosciuta: il Casone Spena"},"content":{"rendered":"<p><a rel=\"attachment wp-att-32709\" href=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/?attachment_id=32709\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-32709\" title=\"OLYMPUS DIGITAL CAMERA\" src=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Doppio-arco-dingresso-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Doppio-arco-dingresso-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Doppio-arco-dingresso-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Doppio-arco-dingresso.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a rel=\"attachment wp-att-32714\" href=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/?attachment_id=32714\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-32714\" title=\"388617_303895119635345_399712203_n\" src=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/388617_303895119635345_399712203_n.jpg\" alt=\"\" width=\"99\" height=\"131\" \/><\/a>di Domenico Corcione<\/p>\n<p>Che la nostra citt\u00e0 abbia testimonianze storiche abbandonate a se stesse, l&#8217;abbiamo detto cos\u00ec tante volte che ripeterlo pu\u00f2 sembrare un argomento vieto e trito. Ma questa volta parliamo di un luogo, legato al periodo dell&#8217;occupazione nazista della citt\u00e0, persino dimenticato sia dalle istituzioni (il che non sarebbe una novit\u00e0) sia dall&#8217;elit\u00e8 culturali afragolesi, che ne avevano decretato persino la scomparsa.<\/p>\n<p><a rel=\"attachment wp-att-32710\" href=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/?attachment_id=32710\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-32710\" title=\"Listener\" src=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Listener.jpg\" alt=\"\" width=\"120\" height=\"120\" srcset=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Listener.jpg 120w, http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Listener-36x36.jpg 36w, http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Listener-115x115.jpg 115w\" sizes=\"auto, (max-width: 120px) 100vw, 120px\" \/><\/a>Parliamo del Casone Spena, nome anonimo dietro al quale si cela il luogo del campo di prigionia tedesco ad Afragola. Innanzitutto, distinguiamo: un campo di prigionia \u00e8 un luogo provvisorio dove raccogliere derrate alimentare o reclusi per poi trasferirli altrove, diversamente dal campo di concentramento. Afragola ne ha avuti ben due: uno alleato, conosciuto come campo 209 e posto nella vasta campagna di San Marco, e uno tedesco, pi\u00f9 improvvisato e posto nel Casone Spena, posto all&#8217;Arcopinto.<\/p>\n<p>Il periodo compreso fra l&#8217;8 settembre 1943 e il 3 ottobre dello stesso anno, quando dalla Sannitica giunsero i carri armati degli Alleati, fu il pi\u00f9 difficile per Afragola. Il podest\u00e0 Luigi Ciaramella, che tanto aveva fatto per la citt\u00e0, era stato sostituito gi\u00e0 da alcuni mesi da Roberto Rosano, commissario di Caivano. I tedeschi, avuta notizia dell&#8217;armistizio, iniziarono a reclutare in maniera violenta e coatta manodopera civile, preferendo soprattutto operai specializzati. L&#8217;obbiettivo dei quadri militari tedeschi era quello di trasportare in Germania quanto pi\u00f9 deportati potevano, per compensare i tedeschi al fronte.<\/p>\n<p>Il Casone Spena, posto in territorio di Casoria ma adiacente ai confini afragolesi, fu scelto, a mio parere, per diversi motivi: primo, era una masseria piuttosto vasta, utilizzata un tempo come cava dai coloni, e permetteva di raccogliere un gran numero di persone e di capi di bestiame; secondo, era fuori dall&#8217;abitato e collegato alla Strada Sannitica, quindi era facilmente collegato con un&#8217;importante asse viario; terzo, non aveva necessit\u00e0 di grandi aggiustamenti, proprio perch\u00e8 era considerato un punto di raccolta provvisorio per inviare i prigionieri in Germania. Una volta rastrellati gli uomini e sequestrate le derrate, i primi erano rinchiusi per alcuni giorni prima di essere inviati a Maddaloni e da l\u00ec partire per il Nord, mentre le seconde erano consumate o inviate al seguito della retroguardia tedesca.<\/p>\n<p>Il campo rest\u00f2 attivo un mese scarso, poich\u00e9 il 3 ottobre i militari angloamericani giunsero in citt\u00e0 e la occuparono. Il lungo intervallo di tempo trascorso ha quasi del tutto cancellato la memoria di quegli anni, ma qualche notizia ci arriva da alcune testimonianze. Almeno due di esse riferiscono che presso il campo erano raccolte acque in grandi vasche, e era stato messo su un recinto per raccogliere i capi di bestiame, ma anche le attrezzature confiscate. C&#8217;\u00e8 poi quella di Raffaele Scafuto, raccolta da <strong>Armando Izzo<\/strong>, partigiano e defunto sindaco di Afragola nel dopoguerra, e pubblicata da \u201cArchivio afragolese\u201d n. 4 nel dicembre 2003. Riferisce Scafuto: \u201cI tedeschi rastrellarono noi giovani, e ci trasportavano al Casone Spena, sul prolungamento di via Dario Fiore. L\u00ec ci rinchiusero in un capannone, con una sentinella che vi girava attorno(..). Scavammo e ricavammo un piccolo passagio nel terreno, e quando la sentinella era dall&#8217;altro lato, fuggimmo tutti (\u2026). I tedeschi formarono, poco prima del 3 ottobre, una linea di difesa con cannoncini mobili che partiva dal Casone Spena e arrivava nelle campagna fino ad Acerra\u201d. Da queste parole possiamo supporre che il Casone accogliesse diversi capannoni, e che fosse un punto nevralgico per la debole difesa tedesca contro i carri armati alleati. Il subitaneo abbandono del luogo permise poi saccheggi da parte della popolazione prostrata dalle privazioni.<\/p>\n<p>Con l&#8217;arrivo degli Alleati, l&#8217;attenzione si spost\u00f2 a est del territorio: gli angloamericani stabilirono il loro campo di prigionia negli ampi spazi del rione San Marco e nelle Cinquevie, famoso e testimoniato da diversi \u201cospiti\u201d (parleremo anche di esso prossimamente). Da quel momento, il silenzio scese sul Casone Spena, non interrotto neppure dagli storici locali. Armando Izzo, nel testo sopra citato, afferma che esso non era pi\u00f9 esistente, e con lui anche l&#8217;elit\u00e8 \u201cculturale\u201d della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Quest&#8217;estate, confrontando una mappa dell&#8217;IGM del 1957 con una attuale di Afragola, sono riuscito a individuare i resti dell&#8217;antica masseria divenuta stalag. Si trova dietro il complesso \u201cI Pini\u201d, in via Gran Sasso. Al suo interno, dal poco che ho visto (non sono riuscito a rintracciare i proprietari, se ancora esistono), vi pascolano le pecore. Esso, come detto, sorge per poche decine di metri all&#8217;interno dei confini di Casoria, ma rappresenta una pagina storica, per quanto triste, della nostra citt\u00e0. Recuperarlo o, almeno, rendere noto che esiste ancora e che l\u00e0 dentro tanti nostri concittadini hanno passato ore terrificanti, con la paura della deportazione o della fucilazione, sarebbe encomiabile da parte delle istituzioni e delle associazioni del territorio, che troppo in fretta ne avevano sancito la scomparsa.<\/p>\n<p>domenicocorcione1@libero.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Domenico Corcione Che la nostra citt\u00e0 abbia testimonianze storiche abbandonate a se stesse, l&#8217;abbiamo detto cos\u00ec tante volte che ripeterlo pu\u00f2 sembrare un argomento vieto e trito. 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