{"id":32640,"date":"2013-08-21T16:32:56","date_gmt":"2013-08-21T20:32:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/?p=32640"},"modified":"2013-08-21T16:32:56","modified_gmt":"2013-08-21T20:32:56","slug":"biagio-conte-e-la-sua-missione-tra-gli-ultimi-di-palermo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/biagio-conte-e-la-sua-missione-tra-gli-ultimi-di-palermo\/","title":{"rendered":"Biagio Conte e la sua Missione tra gli ultimi di Palermo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a rel=\"attachment wp-att-32641\" href=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/?attachment_id=32641\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-32641\" title=\"323_1_025\" src=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/323_1_025-300x283.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"283\" srcset=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/323_1_025-300x283.jpg 300w, http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/323_1_025.jpg 636w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Rassegna Stampa<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Viaggio in una \u201cperiferia esistenziale\u201d dove i miracoli sono possibili. Quello che sembrava un caso da ospedale psichiatrico \u00e8 diventato segno evidente dell\u2019amore cristiano per i poveri<\/strong><\/p>\n<p>e una parola, un fatto, un incontro vi ha lasciato il presentimento che valga la pena accostarsi alla povert\u00e0 come mistero e non come problema, come benefico scandalo e scandalosa risorsa nello stesso tempo e non come disgrazia che riguarda altri e di cui deve occuparsi lo Stato, venite a Palermo. Non perch\u00e9 il rapporto dell\u2019Istat diffuso settimana scorsa assegna alla Sicilia il primato della povert\u00e0 relativa in Italia (col 29,6 per cento delle famiglie in tale condizione) e una posizione molto alta nella classifica della povert\u00e0 assoluta con 180 mila nuclei familiari che non sono in grado di accedere al paniere dei beni di prima necessit\u00e0. Numeri buoni solo per alimentare l\u2019angoscia, il senso di impotenza, la speculazione politica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/mw2.google.com\/mw-panoramio\/photos\/medium\/46092073.jpg\" alt=\"Palermo - Sede della &quot;Missione di Speranza e Carit\u00e0&quot;  \" width=\"350\" height=\"241\" \/>Ma venite a Palermo perch\u00e9 qui troverete la Missione di Speranza e Carit\u00e0 di via Archirafi che ospita 300 esseri umani di sesso maschile strappati alla vita di strada; la Cittadella del Povero e della Speranza in via Decollati che dal 2002 alloggia, nutre e prepara all\u2019avventura dell\u2019integrazione 650 stranieri arrivati da Lampedusa e da altre vie di fuga; l\u2019ex convento di santa Caterina in via Garibaldi che permette di vivere con dignit\u00e0 e senza paura a 120 donne sole di ogni et\u00e0 e mamme single col loro bambino; e ogni sera la Missione notturna, un camper che al calar delle ombre esce dal cancello principale di via Archirafi col suo carico di 6-7 volontari muniti di thermos con latte e t\u00e8 caldi, medicine, sacchetti con panini e scatolette, coperte e vestiti e segue un percorso dettato da una strana geografia: quella dei ripari che i senzatetto si sono scelti in giro per la citt\u00e0, un muro e qualche cartone che segnano i confini della loro deriva solitaria. Li trovate in via Crispi, dall\u2019altra parte dei moli delle barche a vela, lungo la centralissima via Vittorio Emanuele, ce n\u2019\u00e8 persino uno annidato dietro l\u2019Albero Falcone, la magnolia ricoperta di messaggi e biglietti all\u2019 ingresso di quella che fu la casa del giudice ucciso dalla mafia.<\/p>\n<p>Queste opere e la loro gente, volontari (circa 300 quelli che si alternano nella Missione notturna, 400 quelli che ruotano nei tre centri di accoglienza della Missione di Speranza e Carit\u00e0) e fratelli della strada e del disagio \u2013 non chiamateli \u201cbarboni\u201d davanti a fratel Biagio, l\u2019uomo da cui ha preso le mosse tutto questo, perch\u00e9 si arrabbierebbe \u2013 sono la traduzione carnale di ci\u00f2 che papa Francesco disse il 18 maggio scorso in piazza san Pietro ai movimenti ecclesiali a proposito della povert\u00e0 e delle \u201cperiferie esistenziali\u201d. Ricordate? \u00abQuando io andavo a confessare nella mia diocesi, venivano alcuni e sempre facevo questa domanda: \u201cMa lei d\u00e0 l\u2019elemosina?\u201d \u2013 \u201cS\u00ec, padre!\u201d. \u201cAh, bene, bene\u201d. E gliene facevo due in pi\u00f9: \u201cMi dica, quando lei d\u00e0 l\u2019elemosina, guarda negli occhi quello o quella a cui d\u00e0 l\u2019elemosina?\u201d \u2013 \u201cAh, non so, non me ne sono accorto\u201d. Seconda domanda: \u201cE quando lei d\u00e0 l\u2019elemosina, tocca la mano di quello al quale d\u00e0 l\u2019elemosina, o gli getta la moneta?\u201d. Questo \u00e8 il problema: la carne di Cristo, toccare la carne di Cristo, prendere su di noi questo dolore per i poveri. La povert\u00e0, per noi cristiani, non \u00e8 una categoria sociologica o filosofica o culturale: no, \u00e8 una categoria teologale. Direi, forse la prima categoria, perch\u00e9 quel Dio, il Figlio di Dio, si \u00e8 abbassato, si \u00e8 fatto povero per camminare con noi sulla strada. E questa \u00e8 la nostra povert\u00e0: la povert\u00e0 della carne di Cristo, la povert\u00e0 che ci ha portato il Figlio di Dio con la sua incarnazione. Una Chiesa povera per i poveri incomincia con l\u2019andare verso la carne di Cristo. Se noi andiamo verso la carne di Cristo, incominciamo a capire qualcosa, a capire che cosa sia questa povert\u00e0, la povert\u00e0 del Signore\u00bb.<br \/>\n<strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/cdn.tempi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/261_1_088.jpg\" alt=\"261_1_088\" width=\"336\" height=\"251\" \/>Vicino a Vincenzo-la-mia-gioa<br \/>\n<\/strong>Si incomincerebbero a capire storie come quella di Vincenzo-la-mia-gioia, una \u201cperiferia esistenziale\u201d in carne e ossa. Pi\u00f9 ossa che carne da quando l\u2019Aids si era manifestato nel corpo di questo omosessuale tossicodipendente, ospite fisso da qualche anno di un cantuccio delle poste centrali di Palermo. La sua barba lunghissima e finissima pareva quella di un sikh o di un santone ind\u00f9, mai tagliata; il cumulo dei capelli svettava come quello di Marge Simpson, ricoperto da un\u2019apposita protezione di stoffa. Non si liberava mai di un cappottone fumo di Londra lungo fino ai piedi. \u00abLo avevamo soprannominato cos\u00ec \u2013 spiega Ottavio, il responsabile coordinatore dei volontari della Missione notturna \u2013 perch\u00e9 quando ci vedeva arrivare apostrofava tutti, ma soprattutto le ragazze del gruppo, con le parole: \u201csei la mia gioia!\u201d, pronunciate abbandonandosi ad accentuate movenze femminee\u00bb. Accarezzava le pettinature e vagliava la fattura delle gonne accompagnando il tutto con esclamazioni imbarazzanti. Si era sempre rifiutato di abbandonare la strada per una sistemazione in via Archirafi.<\/p>\n<p>Quando si era manifestata la malattia, aveva respinto i ricoveri ospedalieri mentre la famiglia aveva continuato a ignorarlo, ancora esasperata per tutte le volte che si era presentato con una siringa insanguinata a chiedere soldi e aiuti vari. Scene penose di squadre di sanitari e agenti delle forze dell\u2019ordine che si avvicinavano per evacuarlo e venivano respinti con grandi strepiti si erano ripetute innumerevoli volte. Approssimandosi i suoi ultimi giorni, la Missione aveva escogitato la soluzione di collocare un vero e proprio letto nel suo piccolo territorio e di circondarlo di cartoni alti come separ\u00e9. L\u00ec Vincenzo-la-mia-gioia agonizzava, mentre la gente che andava in posta gli sfilava accanto. Ventiquattro ore su 24 i volontari della missione si alternavano al suo capezzale. \u00abUn giorno arriva un gruppetto di ragazzini fra i 9 e i 13 anni\u00bb, racconta Ottavio. \u00abFacce dure che avevano perso l\u2019infanzia molto presto. Figli di detenuti e di altre famiglie problematiche del quartiere. \u201cAbbiamo fatto una colletta, per Vincenzo\u201d, mi dice uno mostrando il palmo delle mani pieno di monetine. \u201cI soldi non gli servono pi\u00f9, se volete fargli un favore comprategli un succo di frutta con una cannuccia. Ma voi chi siete?\u201d. \u201cNoi siamo quelli che lo torturavano. Gli tiravamo i sassi, gli urlavamo \u2018finocchio!\u2019. Lo facevamo disperare\u201d. Sono tornati col succo e il pi\u00f9 grande si \u00e8 avvicinato al capezzale e ha alzato la voce per farsi sentire: \u201cVincenzo, ti vogliamo bene!\u201d. Lui, che era quasi sempre privo di conoscenza, si \u00e8 sollevato un po\u2019 e con la voce che gli rimaneva ha risposto: \u201cBambini, lo sapete che vi voglio bene!\u201d. Il giorno dopo era di turno Francesco, che \u00e8 anche medico volontario nei due ambulatori della Missione. Vincenzo \u00e8 morto fra le sue braccia pronunciando parole misteriose: \u201cSenti che bella musica!\u201d, diceva. \u201cSenti queste campane!\u201d. Ma intorno non c\u2019era nessun suono, quella musica poteva sentirla soltanto lui!\u00bb.<br \/>\n<strong><br \/>\nLa fuga e il lungo peregrinare<br \/>\n<\/strong>Se siete meravigliati del mistero di una storia come questa, \u00e8 perch\u00e9 non conoscete ancora quella del fondatore della Missione, fratel Biagio Conte, oggi cinquantenne palermitano. Oggi. Ma un quarto di secolo fa c\u2019era un Biagio giovane, giovane e agitato come un mare in tempesta, arrabbiato e indignato con tutto e con tutti. Un giovane benestante, figlio di un imprenditore edile, un ragazzo che sapeva bene cosa voleva dire una bella automobile, una bella compagnia e delle belle fidanzate in successione. Eppure sempre inquieto, insoddisfatto e alla fine depresso. In rapida sequenza aveva rinnegato Dio, la famiglia, la societ\u00e0. A scandalizzarlo era l\u2019indifferenza di Palermo davanti alla povert\u00e0 visibile nelle sue strade: i senzatetto, i bambini con le scarpe a pezzi, i quartieri decrepiti. Una notte, in piena crisi emotiva, alza gli occhi e fra i poster di cantanti e calciatori di camera sua riprende coscienza del crocefisso che \u00e8 appeso l\u00ec da quando era bambino. Sente una voce interiore: \u00abUna societ\u00e0 che lascia indietro i pi\u00f9 deboli non pu\u00f2 essere una societ\u00e0 giusta, e si sfalder\u00e0\u00bb. Scrive una lettera di addio ai genitori e in piena notte sale verso i monti dell\u2019entroterra coi soli vestiti che ha addosso. \u00c8 il 5 maggio 1990: vagher\u00e0 per otto mesi, prima in Sicilia, poi in Calabria e infine pellegrino ad Assisi. Lo cercheranno anche attraverso la trasmissione Chi l\u2019ha visto?, allora agli esordi.<br \/>\n<strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/cdn.tempi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/254_1_095.jpg\" alt=\"254_1_095\" width=\"336\" height=\"228\" \/>Un digiuno, una conquista<br \/>\n<\/strong>I primi giorni sono tremendi. Biagio praticamente non mangia e beve pochissimo. \u00abNon sentivo bisogno di nulla. Mi sentivo sempre pi\u00f9 libero e pensavo che avrei vissuto per sempre nella natura, lontano dalla civilt\u00e0\u00bb, racconta. Ma a un certo punto cade stremato per la fame e la disidratazione. \u00abMi sembrava di stare per morire. Ho raccolto le ultime energie e ho pregato Dio di non abbandonarmi. Un calore improvvisamente ha attraversato il mio corpo e una luce fortissima mi ha abbagliato. Il freddo, la fame, la stanchezza sono sparite. Stavo bene, potevo continuare a camminare. Da quel momento sono stato certo che Ges\u00f9 era con me e mi avrebbe guidato\u00bb.\u00a0Si ferma a lavorare per tre mesi nella casa di un contadino. In Calabria viene fermato dai carabinieri che lo fanno incontrare coi genitori, venuti a cercarlo. Chiarisce la situazione e prosegue il suo viaggio, divenuto un pellegrinaggio. Di ritorno da Assisi promette a se stesso di partire missionario per l\u2019Africa. Ma appena arrivato nella capitale siciliana \u00e8 di nuovo ferito dalla vista dei senzatetto, stavolta quelli della stazione ferroviaria centrale. Decide di condividere la loro vita: dorme con loro, mangia con loro, comincia a raccogliere aiuti. Gli si affiancano volontari laici sempre pi\u00f9 numerosi, un sacerdote salesiano, don Pino Vitrano, un altro frate, Giovanni, e poi tre giovani donne che oggi si occupano della comunit\u00e0 femminile: Mattia, Alessandra e Lucia. Comincia il ventennale cammino che vedr\u00e0 sorgere le opere citate all\u2019inizio. Sostenute da finanziamenti e aiuti che arrivano da parrocchie, fondazioni bancarie, Assoindustria Palermo, Banco Alimentare, Regione<br \/>\nSicilia, Comune e Provincia di Palermo. Quello che sembrava un caso da risolvere nelle corsie di un ospedale psichiatrico, diventa l\u2019origine di uno dei segni pi\u00f9 visibili dell\u2019amore cristiano per i poveri in una grande citt\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>Ma non si deve pensare a un cammino trionfale. La strada \u00e8 stata sempre accidentata e lo \u00e8 tuttora. Come ammoniva Chesterton rivolgendosi ai cristiani spiritualisti, \u00abnon si pu\u00f2 amare qualcosa senza voler combattere per essa\u00bb. Ogni spazio conquistato \u00e8 costato digiuni di protesta da parte di fratel Biagio e attese interminabili. Il primo braccio di ferro \u00e8 stato subito nel 1991, per ottenere dalle Ferrovie dello Stato un locale di servizio per i senzatetto della stazione: sei giorni di digiuno seduto contro un capannone per avere una stanzetta di 40 metri quadrati. Poi nel 1993 ci sono voluti dodici giorni di digiuno (con un ricovero ospedaliero al decimo giorno) davanti ai cancelli dell\u2019ex ospedale per infettivi di via Archirafi per ottenere la concessione di quella struttura e farne il centro di ospitalit\u00e0 per i senzatetto; quella volta Biagio attir\u00f2 l\u2019attenzione di tiv\u00f9 e giornali, anche perch\u00e9 lo accompagnavano decine di barboni che la notte dormivano accampati attorno a lui.<\/p>\n<p>Anche l\u2019ostello femminile nell\u2019ex convento di santa Caterina e la Cittadella del povero hanno avuto bisogno di digiuni e della protesta rappresentata dall\u2019andare in giro a piedi nudi per settimane per diventare realt\u00e0 di accoglienza. Oggi dentro alla struttura di via Decollati, insieme a una marea umana di rifugiati forniti di permesso di soggiorno per motivi umanitari o per protezione sussidiaria usciti da poco dai Centri di identificazione ed espulsioni che dormono su materassini in cinque saloni, ci sono laboratori per elettricisti, falegnami, fabbri, ceramisti, sarti, mugnai e panettieri dove\u00a0si alternano italiani provenienti dal rifugio di via Archirafi e stranieri che imparano un mestiere o che riprendono in mano quello che\u00a0gi\u00e0 sapevano fare. Perch\u00e9, non dimentichiamolo, si tratta spesso di profughi per ragioni politiche che una vita e un lavoro ce li avevano, prima di fuggire.<\/p>\n<p><strong>Il viaggio a Lourdes<br \/>\n<\/strong>Eliseo, fuggito qualche anno fa dalla Costa D\u2019Avorio, addirittura era un giovane che aveva sentito la chiamata di Dio ma non se l\u2019era sentita di entrare in seminario per la\u00a0contrariet\u00e0 dei genitori. Approdato a Lampedusa al tempo della guerra civile ivoriana, dopo qualche anno di lavori saltuari \u00e8 entrato in seminario e oggi \u00e8 sacerdote della diocesi di Monreale. Anche lui ha sostato a lungo in via Decollati. E in questa atmosfera di miracoli sempre possibili, quasi non fa notizia che fratel Biagio, che da cinque anni si muoveva quasi esclusivamente in sedia a rotelle per i dolori causati da alcune vertebre schiacciate e una terribile artrite cervicale, dopo un viaggio a Lourdes nel giugno scorso sia tornato a camminare senza sostegni di alcun tipo. Ma anche senza nessuna presunzione che la sua guarigione sia dipesa da meriti accumulati di fronte all\u2019Altissimo. Chi esce dalla cappella della Misericordia, dove ogni mattina don Pino celebra la Messa con cui inizia la giornata della Missione, sopra la porta d\u2019ingresso trova a grandi lettere il monito del Vangelo di Matteo che capovolge i rapporti fra centri e periferie esistenziali: \u00abI pubblicani e le prostitute vi precederanno nel Regno dei cieli\u00bb.<\/p>\n<p>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.tempi.it\/biagio-conte-palermo-e-la-sua-missione-tra-gli-ultimi#.UhUhaZL0Fu4\">www.tempi.it<\/a><\/p>\n<p>di Rodolfo Casadei<\/p>\n<p>Luglio 28, 2013<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rassegna Stampa Viaggio in una \u201cperiferia esistenziale\u201d dove i miracoli sono possibili. 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