{"id":30620,"date":"2013-05-05T09:27:20","date_gmt":"2013-05-05T13:27:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/?p=30620"},"modified":"2013-05-05T09:27:21","modified_gmt":"2013-05-05T13:27:21","slug":"la-%e2%80%9cconvenienza%e2%80%9d9-i-giornalisti-uccisi-dalle-mafie-in-italia-dagli-anni-%e2%80%9960-ad-oggi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/la-%e2%80%9cconvenienza%e2%80%9d9-i-giornalisti-uccisi-dalle-mafie-in-italia-dagli-anni-%e2%80%9960-ad-oggi\/","title":{"rendered":"La \u201cconvenienza\u201d;9 i giornalisti uccisi dalle mafie in Italia dagli anni \u201960 ad oggi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a rel=\"attachment wp-att-30621\" href=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/?attachment_id=30621\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-30621\" title=\"giornalisti_uccisi_mafia\" src=\"http:\/\/www.lafragolanapoli.it\/giornale\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/giornalisti_uccisi_mafia.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"186\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Sono 9 i giornalisti uccisi dalle mafie in Italia dagli anni \u201960 ad oggi e non \u00e8 retorica ricordarli in questa 6\u00b0 giornata della memoria organizzata dall\u2019UNCI. Nove persone ammazzate perch\u00e9 avevano fatto il loro lavoro di inchiesta e di scrupolosi cronisti, mettendo in luce affari poco puliti e delitti mafiosi di grande rilevanza al punto da essere uccisi per metterli a tacere insieme ai giornalisti che li avevano scoperti. In alcuni casi, quelle inchieste sono morte e quelle notizie sono scomparse insieme a chi le aveva scoperte. Nove nomi, tutti da ricordare.<\/strong>\n<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.liberainformazione.org\/2013\/05\/03\/la-convenienza\/\" target=\"_blank\">Liberainformazione<\/a> &#8211; Cosimo Cristina, ucciso il 5 maggio 1960, un delitto oscuro, fatto passare per suicidio. Ma, come scopr\u00ec il vicequestore Angelo Mangano anni dopo, Cristina aveva pubblicato pochi giorni prima dell\u2019assassinio, un articolo nel quale aveva ricostruito un delitto di mafia avvenuto a Termini Imprese, che evidentemente doveva restare segreto. Ma per il suo omicidio, nessuno sinora \u00e8 stato imputato.<br \/>\nMauro De Mauro, scomparso sotto la sua casa<a name=\"more\"><\/a> il 16 settembre 1970, a Palermo. Cronista de \u201cL\u2019Ora\u201daveva indagato sui collegamenti tra mafia e gruppi eversivi. Al momento della scomparsa stava lavorando sul delitto Mattei. Il suo corpo non \u00e8 stato mai trovato, n\u00e9 rintracciate le informazioni che aveva avuto sulla vicenda del presidente dell\u2019Eni, schiantatosi con il suo aereo nel 1962. Solo ora il processo per il suo omicidio \u00e8 ripreso, dopo nuove rivelazioni.<\/p>\n<p>Giovanni Spampinato, cronista del \u201cL\u2019Ora\u201d e de\u201dL\u2019Unit\u00e0\u201d ucciso a 22 anni il 27 ottobre 1972 mentre stava pubblicando una inchiesta sull\u2019intreccio tra mafia, trame neofasciste e malavita a Ragusa.<\/p>\n<p>Peppino Impastato, ucciso il 9 maggio 1978 per le sue attivit\u00e0 di denuncia della mafia di Cinisi dove abitava e comandava il boss Tano Badalamenti. Per anni il suo omicidio \u00e8 stato \u201cdepistato\u201d, tentando di farlo passare per un attentato terroristico attuato con esplosivo. La verit\u00e0 \u00e8 emersa solo dopo anni di indagini della Procura di Palermo.<\/p>\n<p>Mario Francese, cronista giudiziario de \u201cIl Giornale di Sicilia\u201d, ucciso la sera del 26 gennaio 1979. Fu il primo giornalista a scrivere denunciando la pericolosit\u00e0 dei corleonesi di Tot\u00f2 Riina. Per questo fu ucciso dalla cupola di cosa nostra,ma si scopr\u00ec solo 22 anni dopo; la condanna dei capi mafiosi \u00e8 arrivata solo nel 2001.<\/p>\n<p>Giuseppe Fava, fondatore del giornale \u201cI Siciliani\u201d, ucciso il 5 gennaio 1984, nel centro di Catania, nei pressi del Teatro Bellini. Aveva attaccato frontalmente i grandi gestori degli appalti di Catania, in \u201codor\u201d di mafia.<\/p>\n<p>Giancarlo Siani, freddato il 25 settembre 1985 a 26 anni. Ucciso dai sicari della camorra di Torre Annunziata in Campania, dove lavorava per \u201cIl Mattino\u201d, con un rapporto di collaborazione e corrispondenza. Assunto dopo la morte, \u201cgiornalista-giornalista\u201d, secondo la definizione diventata famosa nel film a lui dedicato, aveva scoperto traffici ed affari della camorra dei clan Gionta e Nuovoletta.<\/p>\n<p>Mauro Rostagno, ucciso a Lenzi, una frazione di Valderice (Trapani), il 26 settembre 1988 da sicari mafiosi. Secondo la procura che li ha mandati a processo (le udienze sono tuttora in corso), su ordine dei boss Vincenzo Virga e Mariano Agate, infastiditi, sempre secondo le ipotesi dell\u2019accusa, dalle denuncia di Rostagno sui traffici di droga, appalti e, forse, armi.<\/p>\n<p>Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano \u201cLa Sicilia\u201d da Barcellona Pozzo di Gotto, grosso centro in provincia di Messina, ucciso l\u20198 gennaio 1993 per le sue denunce degli affari illeciti sull\u2019asse Messina Palermo.<\/p>\n<p>Tutti uccisi non solo perch\u00e9 alzavano la voce contro le organizzazioni mafiose, ma perch\u00e9 facevano inchieste giornalistiche, cio\u00e8 il proprio lavoro, scoprendo fatti misteriosi e toccando le corde vere del potere mafioso: il controllo del territorio, gli affari ed appalti, la corruzione, gli intrecci con poteri occulti della Stato e trame neofasciste a questi ultimi connessi. Non sempre la mafia uccide chi fa indagini o inchieste giornalistiche: molte volte usa altri strumenti, pi\u00f9 subdoli, talvolta ugualmente e tristemente efficaci per cercare di mettere a tacere le voci scomode. Le intimidazioni con minacce dirette ed indirette, le querele milionarie chieste spesso a giornalisti ed editori che non potrebbero mai permettersi risarcimenti di centinaia di migliaia di Euro. Il ricatto, il pi\u00f9 delle volte da \u201cpoteri forti\u201d collusi con le mafie dal punto di vista economico, per evitare la scoperta di fatti ed accordi che potrebbero saltare se emergessero alla luce del sole. Sempre secondo un solo principio: la \u201cconvenienza\u201d.<\/p>\n<p>Le mafie uccidono se si toccano i loro nervi scoperti dell\u2019arricchimento illecito, ponderando sempre se il morto gli conviene, se il giornalista \u00e8 isolato abbastanza da non suscitare reazioni dalla comunit\u00e0, dallo Stato, dalle istituzioni, se la scomparsa di un giornalista fa pi\u00f9 rumore di un silenzioso tentativo di patto o intimidazione, magari minacciando interventi sull\u2019editore o sulla famiglia del giornalista stesso oppure mettendo in moto contro il cronista la macchina del fango. La convenienza \u00e8 il limite del loro intervento, della modulazione delle minacce,della via migliore per raggiungere i loro scopi con il minor danno da sub\u00ecre per le conseguenze delle loro intimidazioni ed azioni.<\/p>\n<p>Ma la convenienza \u00e8 anche il segno di quanta alta deve essere l\u2019asticella sociale, il riflettore acceso sul lavoro di inchiesta del giornalista,per non farlo sentire solo ma, al contrario, per aumentare la consapevolezza sull\u2019importanza, direi necessit\u00e0, dell\u2019informazione pulita, coraggiosa, senza reticenze, per scoprire corruzione e malaffare,per denunciare all\u2019opinione pubblica gli affari che arricchiscono i mafiosi dei colletti bianchi ai danni della societ\u00e0. Significa fermezza e schiena dritta nelle redazioni , significa lavoro di squadra e corresponsabilit\u00e0 dei direttori e capi-redattori nell\u2019aiutare le inchieste e collaborare per proteggere i giornalisti dalle querele temerarie e dalle macchine del fango. Significa rendere sempre meno \u201cconveniente\u201d per i mafiosi , i camorristi, gli \u2018ndranghetisti ed i poteri che li sorreggono, affrontare lo scontro con l\u2019informazione. Significa azione collettiva, anche sindacale, per dimostrare la forza dell\u2019onest\u00e0 e dell\u2019informazione pulita , facendo arretrare i mafiosi ed il loro potere, senza scendere mai a patti con i loro emissari o soci in affari, nella societ\u00e0 e nelle societ\u00e0.<\/p>\n<p>Ma significa anche, per noi tutti giornalisti, l\u2019affermazione della nostra libert\u00e0 di pensiero e di inchiesta, aumentando la preparazione,la conoscenza meticolosa dei fatti, il rispetto delle persone e dei \u201csoggetti deboli\u201d (soprattutto dei bambini e delle persone in difficolt\u00e0 oggettiva) per avere dalla societ\u00e0 civile tutto l\u2019appoggio,il sostegno e la \u201cdifesa\u201d di cui abbiamo bisogno per proseguire il nostro lavoro senza sentirci isolati. E poter chiedere a testa alta alle Istituzioni tutte, di non sottrarsi al confronto per migliorare le leggi (ad esempio quella sulla diffamazione e contro le querele temerarie) per garantire, senza pericolo per la propria vita e per la propria libert\u00e0 d\u2019espressione, la funzione di controllo del giornalismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono 9 i giornalisti uccisi dalle mafie in Italia dagli anni \u201960 ad oggi e non \u00e8 retorica ricordarli in questa 6\u00b0 giornata della memoria organizzata dall\u2019UNCI. 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