Terra dei Fuochi- “Basta con lo sciacallaggio”Non vogliamo che la criminalita’ vinca due volte.

di Gennaro Napoletano

14-02-2014

“Non è tutta terra dei fuochi”. Si riuniscono agronomi ed esperti del settore per definire i siti non inquinati e rilanciare il mercato agricolo.

In campo le associazioni del settore che non si arrendono al triste appellativo di terra dei fuochi “Un atto  dovuto nei confronti delle tante vittime di tumore.  “Si sta abusando del termine Terra dei fuochi. Noi abbiamo la Campania Felix ed è su questa che dobbiamo puntare. Basta con i ritardi. Per il registro tumori c’è da dire dopo l’approvazione della legge regionale solo pochi giorni fa si è provveduto per il software necessario per produrre e gestire una banca dati generale”.

Accogliamo con piacere la decisione di destinare i fondi confiscati alle mafie alle bonifiche nella Terra dei Fuochi,  in questo senso andava la  proposta avanzata gia’ da tempo. Ma adesso serve fare un passo in piu’,  vendere i beni delle mafie e in questa direzione lavorare ad un progetto di legge di iniziativa popolare.

Quei beni valgono almeno 80 miliardi di euro, molto piu’ che una finanziaria. Per la bonifica di tutti i territori martoriati dagli sversamenti illegali di rifiuti servono risorse piu’ che consistenti. Ci riferiamo infatti alle falde acquifere contaminate dopo l’ illegale sversamento di rifiuti di ogni tipo. Non vogliamo che la criminalita’ organizzata vinca due volte prima massacrando i territori, poi accaparrandosi le gare d’ appalto per le bonifiche. Servono tanti soldi, prendiamoli alle mafie vendendo i loro beni.

La salute pubblica è certamente il primo bene da tutelare e non è condivisibile che si faccia clamore mediatico e si distrugga il comparto agricolo senza verificare se le produzioni siano effettivamente inquinate.

Al momento si ha conoscenza “certa” che solo l’1% dell’intera Piana campana (ettari centocinquantamila circa) sono suoli interessati da forme di inquinamento. Spesso sono ferite localizzate, esterne allo stesso spazio delle aziende agricole professionali e quindi non espressione di un degrado generalizzato. E’ un preciso dovere delle Istituzioni recuperare credibilità e fiducia, passando preliminarmente attraverso una esatta identificazione dei siti inquinati (mappatura dei luoghi) e intraprendendo interventi di bonifica, monitoraggio e messa in sicurezza. I fattori di rischio ed esposizione devono essere identificati, come le relative misure di prevenzione a tutela della salute. I recenti risultati delle indagini sui prodotti agricoli effettuate dall’Istituto Superiore di Sanità scagionano la catena alimentare, indirizzando l’interesse verso altri fattori di esposizione. E’ necessario che nelle aree “non inquinate”, che sono la gran parte, gli operatori agricoli possano continuare a operare con serenità, per la tutela del paesaggio e per la crescita dell’economia della Campania. Per il recupero dell’immagine dell’agroalimentare campano e delle relative produzioni è fondamentale fare anche alcune proposte. Siamo favorevoli alla istituzione del D.O.A.G. (Denominazione di Origine Ambientale Garantita) con la finalità di identificare e definire i requisiti applicabili alle filiere di produzione e ai diversi soggetti del comparto. Scopo della certificazione sarebbe quello di garantire, lungo tutta la filiera agricola e agroalimentare, la “caratterizzazione ambientale” dei prodotti agricoli e quindi della loro salubrità.

E’ basilare fondare le scelte pubbliche su “dati misurabili” e non assumere decisioni con forti ripercussioni economiche e sociali solo su “opinioni”. A nostro avviso nell’intera vicenda, che tanta presa mediatica ha assunto a livello nazionale e internazionale sovrapponendo problematiche fondamentalmente distinte.

Ora è il momento di agire sostanzialmente a tutela del nostro comparto agricolo, per recuperare   un’immagine che lo vede  ingiustamente  devastato.

Tra non molto in terra dei fuochi arriverà l’esercito. Non è la prima volta che accade nelle province di Napoli e Caserta. Già durante l’emergenza rifiuti del 2008 e nel 2010 i militari erano addetti al pattugliamento delle strade, alla rimozione dei cumuli e al controllo armato di Cdr ed inceneritore di Acerra.

Oggi invece serviranno per contrastare il fenomeno dei roghi tossici. I comitati ambientalisti spiegano che non è il rimedio più efficace per reprimere il fenomeno. Ma secondo il governo che ha varato il decreto contro lo sversamento illegale di rifiuti, i militari daranno il loro contributo.

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Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it