Parco Verde caivano; Raimondo Caputo. È il presunto assassino di Fortuna Loffredo Il coraggio dell’amichetta: «Se ero con lei uccideva anche me»

 

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“Lui vive, mia figlia no”, commoventi parole,  non si da pace Domenica Guardato, la mamma della piccola Fortuna Loffredo, la bambina di 3 anni che nel giugno del 2014 fu violentata e poi scaraventata dall’ottavo piano di un palazzo del Parco Verde, a Caivano. Un dolore inimmaginabile questo di Domenica  una ferita insanabile per questa madre, anche per le modalità in cui si è consumata questa perdita. Ma Domenica Guardato ha altri due figli e per questo ha deciso di dare una svolta netta alla vita della sua famiglia, “voglio lasciare Caivano” – dice – “voglio che i miei figli abbiano sempre il sorriso e quindi li porterò altrove”.

Dal Giornale di Caivano articolo di Francesco Celiento:” Arriva una svolta importante nel caso dell’omicidio di Fortuna Loffredo, la piccola di sei anni, ufficialmente precipitata dal sesto piano di un edificio dell’Iacp di Caivano nel giugno del 2014. Stamane i carabinieri della Compagnia di Casoria hanno arrestato un uomo accusato di omicidio e violenza sessuale. Si chiama Raimondo Caputo, è il compagno di Marianna Fabozzi, la donna un cui figlio, Antonio, morì in circostanze analoghe qualche anno prima e la cui casa era frequentata dalla povera Fortuna, amica del cuore di una figlia della donna.

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Sia la Fabozzi che il suo compagno erano già agli arresti per un’altra storia di violenze su una bambina. I particolari sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa dai carabinieri e dei magistrati presso la Procura di Napoli Nord (Aversa) alle ore 11. Secondo le accuse dei pm il Caputo avrebbe costretto la piccola Fortuna a salire all’ultimo piano, dopo che quest’ultima si sarebbe ribellata alle violenze, e l’avrebbe gettata da lì nel vuoto. Si sospetta che la rete di pedofili fosse più ampia. Decisivi sono stati i racconti dei bambini su quello che accadeva nell’isolato dello Iacp per mettere gli investigatori sulle tracce degli orchi, mentre fra gli adulti ascoltati nessuno ha mai detto nulla di utile ai carabinieri.

Sono le intercettazioni ambientali a dare a uno svolta alle indagini sulla morte du Fortuna. All’indomani dell’omicidio i carabinieri riempiono le palazzine di cimici, molte delle quali verranno distrutte dagli stessi individui coinvolti dalle indagini. Caputo eliminerà anche più volte le microspie a casa sua e della madre della compagna. Non solo: vengono acquisite e vagliate anche le testimonianze delle bambini del palazzo. Quando l’amichetta di Fortuna parla alla madre e al compagno di lei che la bimba del fatto che Fortuna fosse venuta a giocare a casa sua, questi cercano di convincerla a non deve raccontare quello che l’accaduto tanto che la bimba parla con la nonna di un “segreto”. “Troviamoci con le stesse parole, non inncacagliare con la bocca” sono le parole che le cimici intercettano. Da settembre 2015 tre bambine che sono state vittime degli abusi di Caputo – tra cui la figliastra 12enne – assistite dagli psicologi e dagli assistenti sociali, ricostruiscono le violenze subite e raccontano di quelle sulla piccola Chicca che, come riferiscono, non voleva più subire.”Sono felice ora – dice a marzo scorso una di loro agli inquirenti- non voglio andare con un’altra famiglia. Lui deve pagare per quello che ha fatto”

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Il quartiere è sotto choc. Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, celebrò nel 2014 i funerali della piccola Fortuna e non ha mai smesso di sostenere la ricerca della verità: «Se quella che gli inquirenti hanno trovato è davvero la verità, li ringraziamo. La nostra comunità ha vissuto due anni di sofferenza inimmaginabile, dopo la morte di Fortuna. E se le responsabilità vengono accertate, il colpevole dovrà pagare. Quello che ha commesso è il peccato più orribile che si possa immaginare».

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Gennaro Napoletano – Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it