Il nostro medico risponde-La pratica sportiva nel soggetto affetto da Asma Bronchiale…si può…si deve!!

A cura del Dott. Mario De Laurentis

Praticare attività fisica con costanza è un modo efficace per mantenersi in salute, e incide in modo significativo sulla qualità della vita riducendo il rischio di mortalità generale.

Numerosi studi scientifici hanno messo in risalto i benefici fisiologici prodotti da una costante attività motoria che, associata ad un’alimentazione equilibrata, riduce il rischio di insorgenza di patologie respiratorie, cardiovascolari, diabete, osteoporosi, ipertensione ed obesità. Eseguire sport con regolarità aiuta poi a mantenere un buon tono dell’umore contrastando eventuali tendenze depressive ed è uno strumento efficace nella prevenzione delle problematiche di tipo ansioso. Nella nostra società, da molti anni, lo sport ha assunto un ruolo molto importante per il mantenimento del benessere e dello stato di salute. Nel bambino lo sport è fondamentale per l’armonico sviluppo fisico, psichico e sociale; Il contributo dello sport al benessere è sempre maggiore anche nell’adulto e nell’anziano. L’asma bronchiale è una malattia molto diffusa e coinvolge frequentemente persone che praticano o vorrebbero praticare sport. Questa patologia colpisce circa il 5-10% della popolazione Europea, ed è caratterizzata da uno stato di infiammazione cronica dei bronchi con accessi di broncospasmo (restringimento dei bronchi che porta a difficoltà respiratoria dato lo scarso transito di aria). Si può manifestare ad ogni età e con modalità differenti; spesso l’episodio asmatico è scatenato dall’inalazione di allergeni (pollini o altre sostanze), mentre altre volte viene provocato da stimoli non specifici, tra cui lo sforzo fisico. I sintomi classici sono la sensazione di soffocamento (fame d’aria), costrizione al torace, tosse e insofferenza verso particolari fattori come peli di animali domestici, fumo e vapori. Dato importante è che il broncospasmo da esercizio fisico si presenta in una percentuale elevata di bambini e giovani asmatici (dal 60 all’80%), questo può provocare un allontanamento precoce dei giovani dallo sport, può inoltre favorire la sedentarietà e con essa l’insorgere nel tempo di altre condizioni patologiche (malattie cardiovascolari, obesità, diabete, ecc.). Storicamente le malattie respiratorie, ed in particolare l’asma bronchiale, hanno avuto un rapporto conflittuale con l’attività fisica; l’asma era considerata una controindicazione allo sport, mentre oggi, per contro l’attività sportiva è considerata un “fattore obbligatorio” per lo sviluppo del bambino, e per uno stato di salute ottimale a tutte le età, anche e soprattutto nei soggetti asmatici. Lo sport e in generale ogni attività fisica costituiscono una difesa più che valida per quei soggetti che soffrono di asma o allergie. È quanto emerge dai dati recenti diffusi dall’Istat, in base ai quali il movimento fisico praticato in palestra o all’aria aperta può migliorare notevolmente il quadro sintomatologico di quei pazienti allergici o affetti da patologie respiratorie. Attualmente la lotta delle Federazioni sportive è incoraggiare ed incentivare tali soggetti a praticare sport (attuando le giuste pratiche mediche preventive) anche di tipo agonistico; non deve essere dimenticato che sono sempre più numerosi gli atleti asmatici che partecipano e vincono titoli prestigiosi (olimpiadi, campionati mondiali etc.) in quasi tutte le specialità, infatti l’asma non è d’impedimento per le prestazioni di alto livello. Alla luce delle considerazioni fatte, le precauzioni che possono prendere i soggetti asmatici per praticare una salutare attività fisica, sono: 1) Scegliere sport e condizioni climatiche opportune (sport che prevedono una ventilazione meno elevata come il nuoto, e/o condizioni climatiche di elevata umidità possono diminuire l’effetto o la probabilità di un attacco di asma da sforzo).

In pratica quegli sport che prevedono un’attività respiratoria regolare e mai esasperata o quelli che comportano una respirazione particolarmente impegnativa solo per brevi periodi (nuoto, ginnastica, baseball, golf) risultano più idonei al soggetto asmatico rispetto a quegli sport che richiedono un impegno fisico acuto e prolungato. 2) Aumentare il periodo di riscaldamento, praticando una fase di attività fisica a bassa intensità di almeno 20-30 minuti, per evitare un effetto di broncocostrizione troppo violento nella fase di esercizio massimale o intensa. 3) L’uso di farmaci broncodilatatori o antiinfiammatori possono migliorare la risposta dell’asmatico al carico di lavoro; anche se su quest’ultimo punto è doveroso aprire una parentesi sul rischio Doping nello sportivo che pratica attività agonistica. Molti farmaci, utili per curare la patologia asmatica, sono vietati dagli organi sportivi anti-Doping, perché il loro utilizzo comporta un miglioramento dello status psico-fisico dell’atleta e di conseguenza il risultato sportivo può essere falsato. Allora sorge spontanea la domanda, come deve fare un atleta professionista a curare e/o tenere sotto controllo la patologia asmatica di cui è affetto se non può assumere alcuni farmaci per regolamento? Purtroppo a questa domanda le risposte sono vaghe e contrastanti, tant’è che questa diatriba rappresenta per la medicina e le istituzioni ancora un grosso deficit da colmare.

Per maggiori informazioni: mario.delaurentis@yahoo.it Dott. Mario De Laurentis

About gennaro61

Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it