Afragola sconosciuta: le lapidi cittadine

di Domenico Corcione

Ho spesso rilevato come la nostra città presenti un potenziale circuito turistico di prima grandezza, che spazia dal sito del campo miceneo del IV secolo a. C. nelle Cinquevie al Casone Spena, ex campo di concentramento tedesco, usato per poche settimane nel 1943.

Un elemento importante che è spesso ignorato dalla pubblicistica locale è la numerosa presenza di lapidi commemorative, apposte in anni o secoli addietro e poi dimenticate. Esse sono la testimonianza di un affetto, di un moto di stima che privati cittadini o l’amministrazione passata ebbero verso afragolesi degni di nota, tanto da dover essere ricordati anche dai posteri.

Partendo dalla casa comunale, la prima che vediamo è quella dedicata all’antico sindaco e consigliere Antonio Guerra, nell’omonima via. Annerita dall’incuria, in poche righe scolpite, scolpisce a sua volta il ritratto del notaio Guerra, sindaco nel 1889 e difensore egli interessi della città. Nonostante l’estrazione elitaria ( del resto comune a tutti i primi cittadini del Regno d’Italia) nel suo breve mandato cercò di dare un minimo di ammodernamento al casale, prima della morte del 1891. Guerra è, a quel che ne so, l’unico sindaco ad avere un marmo dedicatorio, oltre alla strada. Col passaggio dall’Otto al Novecento, scompaiono le figure risorgimentali e si è in cerca di nuovi “eroi”, evidentemente non più presenti in politica. Ciò non significa che spesso essi siano trattati meglio.

Prendiamo quella fuori la casa del poeta Gennaro Aspreno Rocco, posta nell’omonima via nel quartiere San Giorgio: dominata dal bassorilievo del viso del sacerdote, ne ricorda la vita triste conclusasi in quella casa (in verità in pessime condizioni) e la gloria poetica, che lo portò ad essere premiato ex aequo con  Giovanni Pascoli nel 1907 ad Amsterdam in poesia latina. Allorchè nel gennaio del 1922 Aspreno Rocco morì, l’allora sindaco Ferdinando Errichiello dispose l’elevazione di un’epigrafe il 25 febbraio successivo, per ravvivarne il ricordo futuro. Chissà quanti studenti di questa città, studiando la tematica del “fanciullino” pascoliana, sanno che un loro antico concittadino stava per finire nei libri di letteratura al posto dell’autore romagnolo.

Dall’altra parte di via Enrico De Nicola, all’angolo con via Maiello, c’è il ricordo marmoreo per Francesco Tuccillo, uomo di grandi virtù umane e forensi, il quale ebbe tra gli altri il merito di convincere De Nicola a candidarsi per la prima volta nel collegio di Afragola. La scelta si rivelò felice per il futuro primo Presidente della Repubblica, che pianse la morte del Tuccillo sinceramente. Nel 1926 l’Amministrazione Ciaramella finanziò la costruzione del marmo.

La guerra mondiale, la perdita dei vecchi valori e la trasformazione urbana e culturale della città fanno abbandonare questo tipo di commemorazione, nata in un tempo in cui larga parte della popolazione viveva nell’ignoranza e non aveva peraltro strumenti per informarsi sui suoi antenati. Due eventi luttuosi diedero il via alla ripresa della tradizione marmorea. Nel 1983 fu ucciso dalla malavita Crescenzo Casillo, sindaco della città ma afragolese, socialista vicino alle posizioni più genuine del riscatto sociale degli operai. L’assassinio destò impressione all’epoca, e ancora oggi lascia basiti per l’impressionante numero di colpi di cui fu fatto oggetto Casillo, segno di un odio che andava ben al di là di divergenze politiche. L’anno seguente, il Partito socialista appose alle mura della casa privata del defunto in via San Marco una lapide per ricordarne il valore e per non dimenticare il suo sacrificio. L’altro omicidio fu contro il tenente

About gennaro61

Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it