Appalti truccati, mafia, corruzione: il sistema Sanità esplode a Caserta

La Dda di Napoli mette in luce una situazione ormai routinaria e incancrenita: gli ospedali utilizzati come “nodo” di scambio di favori, la camorra e l’impresa che fanno affari mentre la politica funge da perno

Nessuno farebbe a meno degli ospedali, nemmeno in periodo di crisi economica. Per questo la Sanità è, da sempre, un boccone ghiotto per camorristi, imprenditori disonesti e politici collusi, che in Campania hanno fatto sistema e distrutto ciò che restava del servizio sanitario pubblico. La scena si ripete in quel di Caserta, ospedale “Sant’Anna e San Sebastiano”, dove il boss dei casalesi Michele Zagaria (ora rinchiuso in carcere in regime di 41bis) controllava di fatto l’attribuzione dei lavori e la concessione degli appalti alle ditte amiche. È quanto emerge dall’inchiesta coordinata dalla Dda di Napoli, con i pm Luigi Landolfi e Anna Maria Lucchetta, coordinati dall’aggiunto antimafia Giuseppe Borrelli. Indagine iniziata quando Antonello Ardituro, oggi al Csm, vestiva i panni di pubblico ministero, oggi giunta all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Napoli nei confronti di 24 persone e che prevede il carcere per dieci di loro: Remo D’Amico, Elvira Zagaria (sorella di Michele), Antonio Magliulo (consigliere provinciale di Forza Italia), Raffaele Donciglio, Bartolomeo Festa, Vincenzo Cangiano, Orlando Cesarini, Domenico Ferraiuolo, Gabriele D’Antonio e Luigi Iannone.

Ma al di là dei nomi sorprende, ancora una volta, la solidità dell’associazione a delinquere di stampo mafioso che si era venuta a creare. Un sistema che era in grado di pilotare appalti con una naturalezza spaventosa, a partire dai 450mila euro per la tinteggiatura delle pareti dell’ospedale fino ai 150mila euro per la manutenzione degli immobili e al milione 189mila 500 euro per gli ascensori. Il centro dove tutto veniva coordinato era l’ufficio del dirigente dell’Unità Operativa Complessa di Ingegneria Ospedaliera (Bartolomeo Festa), che sarebbe stato nominato per volontà diretta di Michele Zagaria. Era qui che si truccavano i bandi per favorire le imprese legate ai clan.

Il ruolo di Nicola Cosentino, ex coordinatore del Pdl campano ed ex Sottosegretario all’Economia nell’ultimo governo Berlusconi, è richiamato ancora una volta dai pm della Dda di Napoli. Cosentino è stato “referente politico del sistema criminale del clan dei casalesi, fino al suo arresto nel marzo del 2013”, come si legge nelle carte dell’indagine della Dda. Un sodalizio, quello dell’ospedale “Sant’Anna e San Sebastiano”, che nasce nel 2006 quando cu fu un duplice avvicendamento politico-mafioso all’interno del nosocomio, dopo “l’implosione dell’Udeur e conseguentemente alla cadura del governo Prodi”. Fu allora, secondo la Dda, che i casalesi si rivolsero a Cosentino per trovare nuova copertura politica. Il clan di Zagaria era infatti “supportato politicamente dal segretario politico dell’Udeur regionale dell’epoca, attraverso il quale riuscì a far nominare un uomo di sua fiducia quale dirigente del Sant’Anna e San Sebastiano”. Parliamo di Luigi Annunziata, deceduto da pochi mesi. Fu da quel momento, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, che Francesco Zagaria assunse il controllo delle assegnazioni nei lavori pubblici nell’ospedale casertano, dando vita a questo sodalizio di cui oggi si scoprono gli altarini.

fonte: http://www.campaniasuweb.it

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Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it