di Gennaro Napoletano
Sono tantissime le famiglie nel 2012 che hanno chiesto aiuto alla Croce Rossa Italiana, in più quelle che hanno scelto altre realtà assistenziali sul territorio, come le Caritas parrocchiali, che con mirata competenza svolgono la loro opera in contesti territoriali molto disagiati socialmente e culturalmente come la stessa area afragolese, famiglie bisognose innanzitutto di un recupero sostanziale della propria dignità umana. . Gli aiuti offerti riguardano tantissime tipologie di beni: distribuzione di alimenti, fornitura di medicinali, visite specialistiche, supporti sanitari (pannoloni per anziani, materiale sanitario come stampelle, busti etc), prodotti per l’infanzia (latte in polvere ad esempio), occhiali, protesi dentarie, materiale scolastico per bambini che frequentano la scuola dell’obbligo, materiale per l’igiene, pagamento delle utenze a chi non può più permetterselo (luce, gas ecc.).
Oggi questi nuovi poveri sono in particolare famiglie con bambini che si sono trovate in difficoltà per pagare il mutuo per la casa trovandosi improvvisamente esposte per aver comprato casa qualche anno fa. Diversi avevano richiesto il mutuo perché in famiglia c’erano due stipendi ed ora ne hanno solo uno perché qualcuno a casa ha perso il lavoro.La Caritas italiana e La Croce Rossa italiana, diffuse in tutto il territorio, soccorrono oggi operai disoccupati innanzitutto, ma crescono gli impiegati, soprattutto quelli del settore privato. Con l’aumento delle separazioni e dei divorzi molti hanno dovuto lasciare la casa al coniuge e così si sono trovati in difficoltà anche a trovare un tetto e devono garantire il sostentamento della ex moglie e dei figli. La Caritas è uno degli enti più presente da noi, distribuisce alimenti di prima necessità gratuitamente alle persone indigenti, consegnando ogni anno generi alimentari agli assistiti, in più la stessa presenza sul territorio afragolese di Mense Caritas per i poveri provvedono al primario e giornaliero sostentamento di soggetti appartenenti non solo a questa area;
le due mense dei “Sacri Cuori ” e in particolare di S.Antonio costituiscono oramai un riferimento sicuro per molti, ovviamente insieme ad altre organizzazioni come il Banco Alimentare. Gli alimenti di base in distribuzione sono biscotti, burro, formaggio, grana, latte, pasta, confettura, riso, crackers e fette biscottate Si moltiplicano nel territorio le parrocchie e le associazioni alimentari che organizzano collette alimentari, chiedendo dinanzi ai supermercati donazioni di viveri ai clienti. I volontari attraverso gli sportelli dei centri d’ascolto, o attraverso i contatti con i servizi sociali degli enti locali individuano i casi di bisogno e con i gruppi periferici curano i servizi. In 22 paesi dell’Europa sono 3,5 milioni le persone che ricevono aiuti alimentari dai programmi di assistenza della Caritas, della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Questa cifra rappresenta un incremento del 75 per cento rispetto ai 2 milioni e mezzo del 2009 in 17 Paesi tra cui l’Italia, dove l’impatto della crisi si fa sentire ben al di là di qualsiasi annunciata ripresa o ripresina economica.
Domenico era un fisioterapista, Vincenzo gestiva una boutique, Antonio era dirigente di una multinazionale: oggi non hanno più né un lavoro né una casa, ma non hanno perso la dignità. Sono i nuovi poveri che, ingoiando l’orgoglio, si mettono in coda alla mensa di S.Antonio
“Ogni giorno è una ferita” dice con gli occhi lucidi Domenico, 59 anni, che due anni fa ha perso lavoro, casa, moglie, e oggi mangia e dorme nell’ex scuola gestita dai frati. Vestiti puliti e barba curata, ogni giorno esce in cerca di lavoro: “Per fortuna come fisioterapista seguo una squadra di calcio e posso usare lo spogliatoio per farmi una doccia calda – racconta – per me entrare e uscire di qui è una vergogna, se avessi una prospettiva a breve termine la affronterei, invece l’unica felicità è il weekend quando vado in trasferta con la squadra”. Domenico ha due figli, di 18 e 25 anni; “subito dopo la separazione stavano con me, poi non ce l’ho più fatta a pagare l’affitto e il minore è tornato dalla madre. Dopo qualche notte passata alla locale stazione sono arrivato qui, ma non voglio che mi vengano a trovare, non voglio che pensino che questo è tutto ciò che sono riuscito a fare in 59 anni…”. Domenico spera di tornare al lavoro a tempo pieno, “ma se riesco ad affittare un monolocale e poi non riesco a pagare come faccio a tornare indietro? non posso, anche per i figli…”.
questi uomini che fino a ieri avevano una vita regolare e all’improvviso si sono trovati respinti ai margini della società: Vincenzo, 42 anni, separato con una figlia di 9, è arrivato oggi per la prima volta in via Sacri Cuori e non riesce a trovare il coraggio di entrare. “Ci ho provato, ma alla fine sono andato in panetteria a prendere un panino da 1 euro – racconta stringendo al petto un fascio di curricula, che raccontano la sua carriera da commesso a responsabile di boutique – quando hai sempre lavorato, è umiliante arrivare a chiedere aiuto a 42 anni”. La sua è la storia di chi per la crisi ha perso prima il lavoro e poi la famiglia e, insieme, la casa. “Oggi sono ospite di un nipote, ma a ottobre – lamenta – me ne dovrò andare”. E allora per lui si potrebbero aprire le porte del dormitorio, come successo ad un suo amico Walter, che fino al 2008 era un dirigente d’azienda e poi, dopo il licenziamento, è “miserevolmente scivolato”, finendo per diventare un ospite fisso di viale S.Antonio



Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.