NAPOLI. Il mondo è già pazzo del Papa Francesco I e a Napoli ancor di più. Impazza il terno legato alla sua elezione e l’immancabile pastore fatto a San Gregorio Armeno (nella foto).
Due sere fa l’elezione. «I miei fratelli cardinali sono andati a prendere il nuovo vescovo di Roma dalla fine del mondo». Il saluto ai fedeli di Jorge Mario Bergoglio, il Papa eletto dal Conclave, somiglia molto a quello di Giovanni Paolo II, il primo Pontefice non italiano che «era l’uomo venuto da lontano». Wojtyla era polacco, e dunque europeo, Bergoglio è invece argentino, sudamericano, di un altro continente. Francesco I, il nome scelto dal Santo Padre, è stato eletto con i due terzi dei voti soltanto alla quinta votazione. La fumata nera è infatti arrivata alle 19,06, pochi minuti dopo le 19 previste per l’ultima fumata in piazza San Pietro. Eppure lo scrutinio precedente, quello cominciato alle 16,50, aveva dato esito negativo. Non c’era stata alcuna fumata, segno che si sarebbe andato verso l’ultimo tentativo: quello che ha messo d’accordo almeno 77 porporati che hanno scelto Bergoglio quale nuovo Pontefice. E poi quel discorso cominciato oltre un’ora dopo la fumata bianca: «Fratelli e sorelle buonasera. Voi sapete che il dovere del Conclave è di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo. Ma siamo qui – dice naturalmente riferendosi al fatto di essere sudamericano – Vi ringrazio dell’accoglienza, alla comunità diocesana di Roma, al suo vescovo, grazie». Inoltre il pensiero al Papa emerito Ratzinger: «E prima di tutto vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito Benedetto XVI – dice ancora dalla loggia centrale – Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca». E per il Santo Padre che ha scelto di ritirarsi è stato recitato da tutta la piazza dapprima il Padre Nostro, poi Ave Maria e Gloria. «E adesso – prosegue – incominciamo questo cammino, vescovo e popolo, questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità a tutte le chiese. Un cammino di fratellanza, di amore e di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi, l’uno per l’altro, preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa che oggi incominciamo sia fruttuoso per la evangelizzazione di questa sempre bella città. Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il vescovo benedica il popolo io vi chiedo che voi pregate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo chiedendo la benedizione per il suo vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me». «Adesso darò la benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e donne di buona volontà – conclude – «Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto, ci vediamo presto. Domani (oggi ndr) voglio andare a pregare la Madonna perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo». Tante le novità di questa elezioni, diversa anche da quella del 2005 per le novità apportate in questi otto anni da Benedetto XVI. Dapprima lo slittamento dell’annuncio in piazza che di solito avveniva entro tre quarti d’ora dalla fumata bianca. Stavolta c’è voluta mezz’ora in più perché il Pontefice ha pregato in cappella prima di manifestarsi al suo popolo. Poi il cardinale vicario al suo fianco anche nel momento dell’annuncio, una novità assoluta come tante che hanno contraddistino questa elezione: sudamericano, gesuita, il nome Francesco ed infine l’indulgenza plenaria concessa a chiunque ascoltasse con «tutti gli strumenti di comunicazione».
Fonte: www.ilroma.net

