il lavoro garantisce la dignità della persona. E chi non lavora, dunque, non ha questa dignità. Ma, ha fatto notare il Papa, ci sono tante persone «che vogliono lavorare e non possono». E questo «è un peso per la nostra coscienza, perché quando la società è organizzata in tal modo» e «non tutti hanno la possibilità di lavorare, di essere “unti” dalla dignità del lavoro, quella società non va bene: non è giusta! Va contro Dio stesso»
Si parla tantissimo di lavoro, è un tema trattatissimo e di grande spessore mediatico, anche il più lontano oratorio di periferia ne fa un convegno di grande risonanza.
Il Presidente Napolitano ieri in un intervista ad una nota testata giornalistica ha ribadito l’importanza dell’ articolo 1 della carta costituzionale , ”In Assemblea Costituente si discusse moltissimo su questo primo articolo e si scelse la dizione ‘Fondata sul lavoro”’. “Quel primo articolo ebbe grande significato, si discusse moltissimo in Assemblea costituente e si scelse questa dizione anziche’ l’altra ‘è una Repubblica dei lavoratori’ -ha aggiunto il capo dello Stato-. ‘Fondata sul lavoro’ è qualcosa di più, c’è un principio regolatore cui si devono uniformare tutti gli attori sociali e le rappresentanze politiche”.
Benigni poi ne ha fatto una parodia bellissima, sottolineando il grande contenuto della nostra legge madre cominciando dal suo primo articolo: « L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Fortemente voluto da colui che possiamo definire per eccellenza il “Padre” della Costituzione Italiana,
Alcide Amedeo Francesco De Gasperi; Primo Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana. Viene oggi considerato come uno dei padri della Repubblica e, insieme al francese Robert Schuman, al tedesco Konrad Adenauer e all’italiano Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell’Unione europea. La Chiesa cattolica lo venera come servo di Dio, ed è in corso la causa di beatificazione.
Il Lavoro rappresenta quindi un aspetto principale, anche precedentemente alla nostra costituente nuova carta costituzionale, nella Repubblica Sociale di Mussolini, e precisamente al punto 3 dei 18 Punti di Verona, quella che poi sarebbe divenuta la legge principale della Repubblica Sociale, Il Lavoro è un elemento fondamentale.
Si suole dire che “il lavoro nobilita l’uomo” e credo che sia vero. L’opinione di chi ritiene che sia solo fatica, sacrificio o stress è il frutto di un lavoro che non si è potuto scegliere o che non si ama.
Data la grandissima importanza che possiede, il lavoro dovrebbe essere scelto con grande accuratezza da ognuno, in particolare dai giovani, che ancora questa scelta la devono compiere.
È molto avvilente guardarsi attorno e scoprire centinaia di persone che decidono di svolgere un lavoro solo per guadagnare. Certo, con i tempi che corrono sembra che non ci siano più tante occasioni e non sempre nella città in cui si abita è possibile fare ciò che piacerebbe, ma temo che la spugna venga gettata troppo presto.
La scelta che dovrebbero fare le migliaia di laureati che ogni anno escono dalle università non dovrebbe essere la mera ricerca di un impiego, ma la comprensione e la volontà di perseguimento di un grande sogno della propria vita, di quell’attività che fa stare bene noi stessi e, di riflesso, anche gli altri, che entrano in contatto con noi.
Varie sono le fasi da considerare per seguire il proprio cuore anche nella scelta del lavoro.
Prima di tutto, riflettere senza alcun preconcetto o limite di carattere economico su cosa realmente piace fare. Che si tratti di essere stilisti, insegnanti, psicologi od operatori di un call center non è importante. Nessun limite escluderà né i mestieri umili né quelli prestigiosi. Ciò che amiamo fare è ciò che dovremo fare.
La comprensione di quale sia la propria passione è il passo fondamentale che permetterà di orientarci; per questo non serve fretta, né superficialità. È una scelta importante, che influenzerà pesantemente la nostra vita. Neanche rimandarla ci agevolerà: ritarderemo soltanto il momento in cui inizieremo a lavorare con gioia.
Capito cos’è che vogliamo fare, il passo successivo dovrebbe essere concentrare le nostre energie per raggiungere quel traguardo. Non importa se sarà difficile o se ci vorranno alcuni anni. Non dimentichiamoci che è in gioco la nostra vita, il nostro futuro.
Progettiamo quindi tutti i tasselli da aggiungere: dai titoli di studio necessari, alle esperienze nel settore (stage, tirocini, anche inizialmente non retribuiti); dall’approfondimento personale, alla conoscenza di persone e realtà attinenti all’ambito che abbiamo scelto.
Aprirsi più strade all’interno dello stesso ambito può essere di grande aiuto: se una può non essere adatta o non subito disponibile, abbiamo altre opzioni, altre occasioni.
Quanto detto può apparire facile a dirsi ma non a farsi. Sicuramente non è semplice, ma la costanza e la tenacia alla fine premieranno. L’importante è credere nel proprio obiettivo e desiderare di raggiungere il traguardo prefissato.
Il lavoro, non lo dobbiamo dimenticare, ci accompagnerà per tutta la vita e svolgerne di non piacevoli ci renderà, a lungo andare, tremendamente insoddisfatti, sarà solo un burnout .
Lavorare con passione e amore, invece, contrassegnerà positivamente le nostre giornate e ci permetterà di regalare sempre un sorriso a noi stessi e agli altri. D’altronde il lavoro nobilita l’uomo.
L’uomo, nel lavoro, porta tutti i suoi bisogni di persona e puntualmente il lavoro glieli soddisfa. Gli dà una relativa sicurezza economica, lo fa sentire parte della struttura, gli dà visibilità e potere sociali. Gli conferisce uno status socialmente riconosciuto, il lavoro è elemento essenziale per creare una identità individuale, collettiva e solidale.

Gennaro Napoletano



