Festa di San Giuseppe; La zeppola di Ippolito Cavalcanti

di Gennaro Napoletano

Nel passato, ogni diciannove del mese di Marzo, Festa di San Giuseppe, era possibile trovare, ad ogni angolo di Napoli, un banco di frittelle. Oggi, come ieri, le zeppole sulla tavola imbandita degli italiani non mancano mai. Le famose frittelle, infatti, la cui ricetta varia da regione a regione sono il piatto tipico di questa antichissima festa. La tradizione accompagna alle dolci frittelle la focara, un enorme falò di tralci di vite che può raggiungere i 25 metri di altezza, unica nel suo genere in Italia e forse una delle più grandi in Europa.

L’accensione dell’enorme falò risale ad antichi riti propiziatori della Terra, per favorire l’arrivo della primavera. I”fuochi di San Giuseppe” furono inseriti nella festa pur non avendo nessun rapporto con la vita del Santo. Essi avevano una doppia funzione: da un lato esorcizzavano la negatività, i cerchi di angoscia in cui venivano imprigionati gli individui e il raccolto, dall’altro traevano la speranza e la positività per un nuovo raccolto e bensì, anche per un nuovo uomo, finalmente libero dalle aspettative che l’avevano reso schiavo.

I contadini, ancora oggi, bruciano rami secchi, sterpaglie ed oggetti personali per propiziarsi in tal modo una buona annata per la raccolta nei campi. In passato il rito prevedeva inoltre il salto della fiamma ovvero la vincita sul fuoco e simbolicamente sul sole, una sorta di riscatto dell’uomo verso una natura imprevedibile cui era comunque necessario affidarsi. Si tratta di una evidente manifestazione della religiosità popolare, la quale ha fuso, attraverso secoli e percorsi intricati, aspetti della più lontana religiosità arcaica con la nuova religiosità cristiana. Molto più vicino alla vita del Santo possono apparire “le zeppole di San Giuseppe”, voci di popolo raccontano infatti che la zeppola di S.Giuseppe nasce come dolce conventuale: secondo alcuni nel convento di S.Gregorio Armeno, secondo altri in quello di Santa Patrizia. Ma c’è anche chi ne attribuisce “l’invenzione” alle monache della Croce di Lucca, o a quelle dello Splendore. La prima zeppola di San Giuseppe che sia stata messa su carta risale comunque al 1837, ad opera del celebre gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino

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Gennaro Napoletano - Direttore Editoriale di LaFragolaNapoli.it